Per un'infermità della sua donna a Febo
Se degli egri mortali, o Febo, hai cura,
Chi fa languire altrui, giace languente.
Colei che fu di ghiaccio è fatta ardente,
Ma d'altra, oimè, che d'amorosa arsura.
E quella luce in cui, quasi in pittura,
La sua luce adombrò l'Eterna Mente,
La luce che t'oscura in oriente,
Omai giunta a l'occaso è fatta oscura.
Tu lei salva, ed altrui. Perché s'unita
L'alma di chi l'adora in lei si serra,
In lei vive, in lei muor più d'una vita.
Ma se, colpa di te, Morte l'atterra,
Diranno, ahi, ch'a' viventi ei l'ha rapita,
Perché soffrir non volle emula in terra.