PITTORI SUL VERO

By Emilio Praga

Schiudesti appena il tuo logoro ombrello,

e già d'urti e di inchieste ti circonda

di pescatori un garrulo drappello,

e dura legge è pur che si risponda.

— Eh, che mai fa? — Dipingo. — — Oh bello, oh bello!...

— Ma come? — Come posso. — E cosa? — L'onda.

— L'onda del mar?... ci metta anche un battello.

— Il tuo, no, il mio che azzurri ha remi e sponda.

— Ma del quadro che fa, lassù a Milano?

— Al prossimo di buona volontà

lo vendo come l'ostriche e il merlano. —

La gente crolla il capo e se ne va,

dicendo: — È un pazzo — ed io soggiungo piano:

— V'ha chi tali ci crede anche in città. —

Ma bello è quando parlano, seguendo

del pennello la corsa affaccendata,

e fra loro in famiglia discorrendo,

di tutti i casolar della borgata

— To', la casa di Gilda è già segnata!

— Ve' la finestra qui del Reverendo!

Or che la fante gli cadde malata,

anch'egli il pover'uom va impallidendo.

— Guarda la barca di compar Clemente

che s'è annegato pescando corallo!

— Ve', ve', il giardino qui dell'Intendente!

— Oh ma non scriva, no, quel muro giallo:

vi sta un ricco che mai messa non sente,

e il curato lo danna senza fallo! —

Ma chi di voi parlerà degnamente,

osterie che i pittor ricoverate?

Delle vostre cucine è nume un niente

frammisto di cipolle e di patate!

Sognate vino e ostiera seducente?

Un vecchio marinar vi ritrovate,

che vi schiude una stanza puzzolente...

Della cantina ohimè non ne parlate!

Ma quando tapezzata è la stanzetta

di tele, e qualche amabile pilota

narra gli eventi della sua barchetta

e un letticciuol le stanche membra aspetta...

l'itinerario del diman si nota,

e sulle labra vien la canzonetta!

Pensate a un uom, prigione alla locanda,

con una pioggia che a torrenti cade!

Se costui Cristo al diavolo non manda

è paura d'entrambi che lo invade.

Uscir?... di fango sono un mar le strade,

e le mie scarpe han l'aria miseranda;

che cesserà, l'oste mi persuade,

e ch'io pazienti ancor mi raccomanda.

Si comincia a educare il gatto o il cane

con cento schiaffi, ed un soldo di pane,

poi si contano travi e casseruole,

poi sospinta la serva alle carole,

e affumicate dei sorci le tane,

sbadigliando si scrive un inno al sole!

Ma ritornato dalla lunga gita

alla casa paterna, a' tuoi diletti,

d'alme memorie l'anima arricchita,

e la valigia piena di abbozzetti:

come lieto rivedi i cavalletti

che abbellano la tua stanza romita,

e come lieto ai muri prediletti

appendi la tua preda, al mar rapita!

Poi come è dolce raccontar gli eventi

agli amici del tuo viaggio lontano,

e innamorarli dei lidi ridenti!

E quando, solo al tuo lavor, la mano

trascorre, e vola il cuore, ancor tu senti

fuor dai vetri il fragor dell'oceàno!