Porzio e Melampo. Egloga prima

By Luca Valenziano

Or che dal sol nella stagion più calida

combusto è il Cancro della negra Etiopia,

piacemi l'ombra della querze valida.

Ivi, Melampo, a dispreggiar la inopia

l'arguta lira e le mie rime associo,

e se qui resti n'udirai gran copia.

Porcio, io vorei dil pastoral negocio

l'arte, la dignità, l'antiqua origine

da te sentir, poi che mi chiami a l'ocio.

Poscia ch'hai di saper sì gran prurigine

dirò, ma al cominciar tu, Nomio, irradia

de l'intelletto mio la gran caligine.

Dal ciel mi scenda la virtù palladia

ch'io ridir possa, e tu in la mente scrivere

quel che Molorco m'insegnò in Arcadia.

Debbasi al mondo el primo grado ascrivere

quando de giande e d'arbuto selvatico

seppe ciascun naturalmente vivere.

Era ogni bruto in quella etate erratico,

che nei stabuli poi per consuetudine

attrati fûr dal villanel già pratico.

Le peccorelle fuor de solitudine

eber de servitù primero titulo,

utile gregge in tanta mansuetudine.

Allor che non temea di giogo el vitulo,

la terra de' soi don fu voluntaria,

onde ogni laude a quelli tempi intitulo.

Non era inverno, o la stagion contraria,

ma sempre primavera eterna e stabile,

col suo favonio temperando l'aria.

Correano i rivi d'un liquor mirabile,

stillava il dolce mèl da la negra illice

e dal spin nacque ammomo dilettabile.

El pomposo cubil fu grame o filice,

e il superbo palazo un antro povero

appiè dil scabro monte in nuda silice.

Chi prendea nella caccia el suo ricovero,

chi ne l'aucupio, chi al piscar fu assiduo,

e chi a l'ombra cantava appiè d'un sovero.

La moglie non giacea nel letto viduo

per el marito, che tra ' scogli attonito

navigasse da l'Indo al mar occiduo.

Non se udiva di tromba el rauco sonito,

né il gran delubro aprir Iano bicipite,

perché alla guerra ognun fosse premonito.

Or contra l'un fratel l'altro precipite

con l'arme corre, e del venen mortifero

forsi è il bon patre per il figlio ancipite.

Da l'oro nacque el tumultuar pestifero;

e poi che vide ogni mortal degenere

volò Iustizia sopra el ciel stellifero.

Così de noi, e delle gregge tenere

in ciò potrai la dignità comprendere,

e de antiqui pastor ornato genere.

El re de' Colchi, per sua fama extendere,

guardò el rico monton nel bosco orribile,

che poi no 'l seppe da Iason deffendere.

Ercule con virtù quasi incredibile

per gli auricomi greggi in Mauritania

contuse el rio dracon tanto terribile.

El triforme Gerion vinse in Ispania

e per gli astratti bovi in la voragine

nel specco de Aventin Cacco dilania.

Più dirò, che di peccora la imagine

volser gli antiqui in la moneta excudere,

e l'ochio tel dirà senza altra indagine.

Allor Roma solea per bovi ludere:

ma i' passo de' Bubecii ogn'altra gloria,

e molte cosse stringo per concludere.

Or in parte udirai l'amata istoria

del tuo gregge, pastor, se non prevarica

dal verace camin l'alta memoria.

La peccorella sia de lana carica

prolissa, molle, e di color bianchissima,

che per vento o fra sterpi non se scarica.

Ama l'ariete di cauda longissima,

con le inchinate corna, e gran lanugine,

di larga fronte, e con lingua purissima.

Provede che sia mondo, e senza erugine,

e col sòlo pendente el dolce stabulo

per conservar del pel la bella albugine.

E nel tempo che vola el trito sabulo

sopra el terren, fa' che in l'aurora frigida

esca el tuo gregge al rugiadoso pabulo.

Ne l'ora poi che con la voce rigida

i campi assorda la cicala querula,

dagli el rivo corrente che le infrigida.

E quando al mezo dì tace la merula,

itene a l'ombra, e poi le torna a pascere

fin che posi ogni ucel sotto la ferula.

Ma poi che s'incomincia el cielo a irascere

armato di pruina e gelicidio,

e Febo vene scolorito a nascere,

dagli dentro al fenil vital subsidio

fin che 'l dì puossa el bianco umor risolvere:

pruinosa erba gli sarebbe excidio.

Né ti scordar verso orïente evolvere

dil tuo stabulo el povero vestibulo,

per il vento brumale, e contra el polvere.

Lontan da rupi, e d'ogni fier latibulo

erri el tuo gregge ove paliur non germine,

né lappe acute, né spinoso tribulo.

Or converrà che 'l nostro dir se termine,

ch'io vegio Acasta e il suo diletto Corido,

per cui mi rode el dispetoso vermine.

Rilassa el fonte, o vigilante Dorido,

ché la insana e già prossima canicula

polveroso non lassi el campo florido.

Non suole el sussurrar de l'ape sicula

tanto diletto al villicante porgere,

che per ocio gli presta intenta auricula,

né tanto gaude el peregrin che sorgere

vede al tempo febeo con onde rapide

el rivo dove può l'arena scorgere,

quanto a me fûr delicïose e sapide

l'alte tue rime, e la dottrina arcadica.

Ma dove fugi, ohimè, seguendo un lapide?

Deh, ritorna, che Amor la mente eradica.