Porzio e Melampo. Egloga prima
Or che dal sol nella stagion più calida
combusto è il Cancro della negra Etiopia,
piacemi l'ombra della querze valida.
Ivi, Melampo, a dispreggiar la inopia
l'arguta lira e le mie rime associo,
e se qui resti n'udirai gran copia.
Porcio, io vorei dil pastoral negocio
l'arte, la dignità, l'antiqua origine
da te sentir, poi che mi chiami a l'ocio.
Poscia ch'hai di saper sì gran prurigine
dirò, ma al cominciar tu, Nomio, irradia
de l'intelletto mio la gran caligine.
Dal ciel mi scenda la virtù palladia
ch'io ridir possa, e tu in la mente scrivere
quel che Molorco m'insegnò in Arcadia.
Debbasi al mondo el primo grado ascrivere
quando de giande e d'arbuto selvatico
seppe ciascun naturalmente vivere.
Era ogni bruto in quella etate erratico,
che nei stabuli poi per consuetudine
attrati fûr dal villanel già pratico.
Le peccorelle fuor de solitudine
eber de servitù primero titulo,
utile gregge in tanta mansuetudine.
Allor che non temea di giogo el vitulo,
la terra de' soi don fu voluntaria,
onde ogni laude a quelli tempi intitulo.
Non era inverno, o la stagion contraria,
ma sempre primavera eterna e stabile,
col suo favonio temperando l'aria.
Correano i rivi d'un liquor mirabile,
stillava il dolce mèl da la negra illice
e dal spin nacque ammomo dilettabile.
El pomposo cubil fu grame o filice,
e il superbo palazo un antro povero
appiè dil scabro monte in nuda silice.
Chi prendea nella caccia el suo ricovero,
chi ne l'aucupio, chi al piscar fu assiduo,
e chi a l'ombra cantava appiè d'un sovero.
La moglie non giacea nel letto viduo
per el marito, che tra ' scogli attonito
navigasse da l'Indo al mar occiduo.
Non se udiva di tromba el rauco sonito,
né il gran delubro aprir Iano bicipite,
perché alla guerra ognun fosse premonito.
Or contra l'un fratel l'altro precipite
con l'arme corre, e del venen mortifero
forsi è il bon patre per il figlio ancipite.
Da l'oro nacque el tumultuar pestifero;
e poi che vide ogni mortal degenere
volò Iustizia sopra el ciel stellifero.
Così de noi, e delle gregge tenere
in ciò potrai la dignità comprendere,
e de antiqui pastor ornato genere.
El re de' Colchi, per sua fama extendere,
guardò el rico monton nel bosco orribile,
che poi no 'l seppe da Iason deffendere.
Ercule con virtù quasi incredibile
per gli auricomi greggi in Mauritania
contuse el rio dracon tanto terribile.
El triforme Gerion vinse in Ispania
e per gli astratti bovi in la voragine
nel specco de Aventin Cacco dilania.
Più dirò, che di peccora la imagine
volser gli antiqui in la moneta excudere,
e l'ochio tel dirà senza altra indagine.
Allor Roma solea per bovi ludere:
ma i' passo de' Bubecii ogn'altra gloria,
e molte cosse stringo per concludere.
Or in parte udirai l'amata istoria
del tuo gregge, pastor, se non prevarica
dal verace camin l'alta memoria.
La peccorella sia de lana carica
prolissa, molle, e di color bianchissima,
che per vento o fra sterpi non se scarica.
Ama l'ariete di cauda longissima,
con le inchinate corna, e gran lanugine,
di larga fronte, e con lingua purissima.
Provede che sia mondo, e senza erugine,
e col sòlo pendente el dolce stabulo
per conservar del pel la bella albugine.
E nel tempo che vola el trito sabulo
sopra el terren, fa' che in l'aurora frigida
esca el tuo gregge al rugiadoso pabulo.
Ne l'ora poi che con la voce rigida
i campi assorda la cicala querula,
dagli el rivo corrente che le infrigida.
E quando al mezo dì tace la merula,
itene a l'ombra, e poi le torna a pascere
fin che posi ogni ucel sotto la ferula.
Ma poi che s'incomincia el cielo a irascere
armato di pruina e gelicidio,
e Febo vene scolorito a nascere,
dagli dentro al fenil vital subsidio
fin che 'l dì puossa el bianco umor risolvere:
pruinosa erba gli sarebbe excidio.
Né ti scordar verso orïente evolvere
dil tuo stabulo el povero vestibulo,
per il vento brumale, e contra el polvere.
Lontan da rupi, e d'ogni fier latibulo
erri el tuo gregge ove paliur non germine,
né lappe acute, né spinoso tribulo.
Or converrà che 'l nostro dir se termine,
ch'io vegio Acasta e il suo diletto Corido,
per cui mi rode el dispetoso vermine.
Rilassa el fonte, o vigilante Dorido,
ché la insana e già prossima canicula
polveroso non lassi el campo florido.
Non suole el sussurrar de l'ape sicula
tanto diletto al villicante porgere,
che per ocio gli presta intenta auricula,
né tanto gaude el peregrin che sorgere
vede al tempo febeo con onde rapide
el rivo dove può l'arena scorgere,
quanto a me fûr delicïose e sapide
l'alte tue rime, e la dottrina arcadica.
Ma dove fugi, ohimè, seguendo un lapide?
Deh, ritorna, che Amor la mente eradica.