PROFANAZIONI

By Emilio Praga

Rideva la lampada, dai candidi ceri

specchiando l'orpello nei lunghi bicchieri;

la tavola, piena di trilli argentini,

ridea col profumo dei fiori e dei vini;

le gonne di seta, nell'ombra compresse,

con lunghi bisbigli ridevano anch'esse.

E Lisa, una pallida dall'occhio di foco,

parlava del molto concesso nel poco;

ed Emma, una bruna dall'occhio profondo,

parlava dei bimbi che vengono al mondo;

e Nina, una fragile dal senno maturo,

parlava dei baffi di un capo–tamburo.

Ma, l'ultimo bacio, coll'ultima tazza,

versato sul crine di un'ebra ragazza,

io stavo cogli occhi rivolti a uno stuolo

di larve leggiere che andavano a volo;

sorgeano, svanivano, cantandomi allato,

cantandomi i canti del tempo passato.

— Rammenti? Rammenti? — dicevano insieme,

poi tutte mutavano le sillabe estreme:

— Io sono la coltrice del letto infantile...

— E noi siam le gioie dei giorni d'aprile...

— Son io la locanda dei queti villaggi...

— Io son la valigia dei garruli viaggi...

— Rammenti?... la cattedra son io della scuola...

— Io son del giardino la memore aiuola...

— Noi siamo le cabale dell'alta lavagna...

— Noi siam le domeniche passate in campagna...

— E noi dell'inverno le notti vegliate...

— E noi, noi le vergini dal cielo invocate!

— Rammenti?... Rammenti?... la seggiola io sono,

la seggiola bella, più bella di un trono,

in cui dietro l'umile cortina distesa,

fra i vaghi riflessi che veggonsi in chiesa,

la candida infanzia capì la madonna,

la buona, la santa, la povera nonna! —

Oh angosce, oh trasporti dell'anima mia!

E i sogni sfumavano, la nenia svania...

La tavola piena di trilli argentini

ridea col profumo dei fiori e dei vini;

e Nina, una fragile dal senno maturo,

parlava dei baffi di un capo–tamburo!