Roberto de' Rossi a Domenico da Prato

By Domenico da Prato

Deh, sole o luna, deh, pianeti o stelle,

sotto li vostri corsi più di mille

afrizion sento ognor, per le faville,

che, dentro al petto, al cor passan sì snelle;

per che sempre ho la mano a mie mascelle.

L'aspre fatiche impotenti a sofrille

sono a mia alma; io non posso patille,

per che dal corpo presta mi si svelle.

Portò mai tal flagel Venus in terra?

Vuogli essere ubidito, ché mi punge,

come esser suol da me in sì fatta guerra.

Sonne contento, ma troppo mi munge

la pena dello stral, che si diserra,

tirato con tuo arco, ed al cor giunge.

S'un po' per te non s'unge

con trarne un altro a chi mi dà tal pena,

tosto mi farai far l'ultima cena.