Salmo 10
Quando ai corsier del Sol pongono il freno
l' Ore, dopo l' Aurora,
per far l' aere sereno
con la luce ch' indora
intorno il cielo, e le campagne infiora,
rivolgo gli occhi lagrimosi e gravi
ancor dal sonno a Dio,
perché le macchie lavi
ch' ha fatte l' error mio
ne l' alma trista, e i pensieri e 'l desio;
e sì come da fonte eterno e vivo,
che con l' onda sua pura
fa un pargoletto rivo,
e con perpetua cura
bagna i nascenti fiori e la verdura,
verso dagli occhi, e per le gote spargo
d' umor lucido e chiaro
un rivo cupo e largo,
dagli occhi che peccaro,
e rigo il petto mio di pianto amaro;
e col divoto core e pien di fede,
di tante colpe mie
a lui cheggio mercede,
di quelle colpe rie
che com' ingorde et affamate Arpie
mi rodeno ad ognor la miser' alma,
per timor che non porte
il nimico la palma
di me, potente e forte,
e mi condanni a una perpetua morte;
ma 'l senso per lung' uso omai tiranno,
non clemente Signore,
con un soave inganno
disvia l' incauto core,
e lo rimena al suo primiero errore.
Ahi anima ostinata, un cieco duce
tolt' hai per fida scorta,
lassa, che ti conduce
con le lusinghe, e porta
per questa strada perigliosa e torta;
ma tu, Signor del Ciel, Padre benigno,
a questa semplicetta
alma, che quel maligno
serpe sì dolce alletta
e tien ne' lacci suoi legata e stretta,
recidi il nodo con l' ardente spada
di tua pietà infinita,
sì che a forza non vada
ove il crudel l' invita,
ove la tragge timida e smarrita.
In te, Signor, ne la tua grazia spero,
e perciò ti consacro
il desio e 'l pensero,
lavati entro quel sacro
di pentimento e chiaro e bel lavacro,
e le tue lodi sempre e la tua gloria
cantando con la cetra,
farò al mondo memoria
che 'l cuor che non è pietra
grazia e mercé da tua pietate impetra.