Salmo 10

By Bernardo Tasso

Quando ai corsier del Sol pongono il freno

l' Ore, dopo l' Aurora,

per far l' aere sereno

con la luce ch' indora

intorno il cielo, e le campagne infiora,

rivolgo gli occhi lagrimosi e gravi

ancor dal sonno a Dio,

perché le macchie lavi

ch' ha fatte l' error mio

ne l' alma trista, e i pensieri e 'l desio;

e sì come da fonte eterno e vivo,

che con l' onda sua pura

fa un pargoletto rivo,

e con perpetua cura

bagna i nascenti fiori e la verdura,

verso dagli occhi, e per le gote spargo

d' umor lucido e chiaro

un rivo cupo e largo,

dagli occhi che peccaro,

e rigo il petto mio di pianto amaro;

e col divoto core e pien di fede,

di tante colpe mie

a lui cheggio mercede,

di quelle colpe rie

che com' ingorde et affamate Arpie

mi rodeno ad ognor la miser' alma,

per timor che non porte

il nimico la palma

di me, potente e forte,

e mi condanni a una perpetua morte;

ma 'l senso per lung' uso omai tiranno,

non clemente Signore,

con un soave inganno

disvia l' incauto core,

e lo rimena al suo primiero errore.

Ahi anima ostinata, un cieco duce

tolt' hai per fida scorta,

lassa, che ti conduce

con le lusinghe, e porta

per questa strada perigliosa e torta;

ma tu, Signor del Ciel, Padre benigno,

a questa semplicetta

alma, che quel maligno

serpe sì dolce alletta

e tien ne' lacci suoi legata e stretta,

recidi il nodo con l' ardente spada

di tua pietà infinita,

sì che a forza non vada

ove il crudel l' invita,

ove la tragge timida e smarrita.

In te, Signor, ne la tua grazia spero,

e perciò ti consacro

il desio e 'l pensero,

lavati entro quel sacro

di pentimento e chiaro e bel lavacro,

e le tue lodi sempre e la tua gloria

cantando con la cetra,

farò al mondo memoria

che 'l cuor che non è pietra

grazia e mercé da tua pietate impetra.