Salmo 11
Odi da questo mare
orrido e tempestoso
del mondo rio, ove non è riposo,
un afflitto pregare
la tua pietà, ch' omai lo voglia aitare;
vedi che vento irato
lo sospinge e l' infesta,
onda ognor lo percuote e lo molesta,
sì che 'l flutto turbato
l' ha di vela e timon già disarmato;
porgi presto la mano
al mio già rotto legno,
perché di tempo rio forza né sdegno
in questo mare insano
non lo sommerga, onde poi pianga invano;
io lo veggio vicino,
Signor, a un duro scoglio,
e cresce sempre l' ostinato orgoglio
e l' impeto marino,
tal che teme naufragio il cavo pino.
O coloro felici,
ch' a te, tranquillo porto,
spinti per calle periglioso e torto
da cari venti amici,
chiudon le vele ne le tue pendici,
e sgravati dal pondo
de le cure mondane,
sottratto il core a le miserie umane,
nel tuo felice mondo
passano chiaro il dì sempre e giocondo;
miseri, ah, noi, ch' ancora
per quest' onda importuna
e fiera, senza aver certezza alcuna
che di Dio benign' ôra
al lido oriental spinga la prora,
erriamo, ergendo il ciglio
a la patria, ove sei
Re sovra tutti i Regi, e Dio de' Dei
terreni, e in questo essiglio
a te chiedemo et aiuto e consiglio.
Deh, sgombra col tuo raggio
la caligine oscura,
acqueta la tempesta orrida e dura,
sì che senz' altro oltraggio
io giunga lieto al fin del mio viaggio.