Salmo 11

By Bernardo Tasso

Odi da questo mare

orrido e tempestoso

del mondo rio, ove non è riposo,

un afflitto pregare

la tua pietà, ch' omai lo voglia aitare;

vedi che vento irato

lo sospinge e l' infesta,

onda ognor lo percuote e lo molesta,

sì che 'l flutto turbato

l' ha di vela e timon già disarmato;

porgi presto la mano

al mio già rotto legno,

perché di tempo rio forza né sdegno

in questo mare insano

non lo sommerga, onde poi pianga invano;

io lo veggio vicino,

Signor, a un duro scoglio,

e cresce sempre l' ostinato orgoglio

e l' impeto marino,

tal che teme naufragio il cavo pino.

O coloro felici,

ch' a te, tranquillo porto,

spinti per calle periglioso e torto

da cari venti amici,

chiudon le vele ne le tue pendici,

e sgravati dal pondo

de le cure mondane,

sottratto il core a le miserie umane,

nel tuo felice mondo

passano chiaro il dì sempre e giocondo;

miseri, ah, noi, ch' ancora

per quest' onda importuna

e fiera, senza aver certezza alcuna

che di Dio benign' ôra

al lido oriental spinga la prora,

erriamo, ergendo il ciglio

a la patria, ove sei

Re sovra tutti i Regi, e Dio de' Dei

terreni, e in questo essiglio

a te chiedemo et aiuto e consiglio.

Deh, sgombra col tuo raggio

la caligine oscura,

acqueta la tempesta orrida e dura,

sì che senz' altro oltraggio

io giunga lieto al fin del mio viaggio.