Salmo 12

By Bernardo Tasso

Qual vergine gentil che 'l genitore

ha colta a l' improviso

in qualche grave errore,

che pinge d' ostro il viso,

e con voce tremante e basso suono,

inchinata et umil chiede perdono,

Padre benigno, e di vergogna il volto

depinto, e d' umiltate

il cor, ch' un nembo folto

copre di vanitate,

vestito, a te ricorro, a te che sei

conforto sol de' sconsolati e rei.

Io non posso negarti alcun mio fallo,

ch' a te tralucon fuori,

come suol da cristallo

raggio di sole o fiori,

da questa mia sviata, inferma mente,

e ad ogn' atto mio tu sei presente:

vedi il mio cor, che già pentito e gramo

piagne l' error commesso,

quasi augellin che in ramo

verde si lagna spesso

de la sua dolce e cara compagnia

che gli ha furata man rapace e ria.

Sovente faccio al senso e a la ragione

far pugna nel mio petto,

ma quegli il guiderdone

ne porta, ond' io constretto

son di seguir il reo dovunque vada,

né contra lui mi giova elmo né spada.

Tu sai pur quanto sia debile e frale

questa nostra natura,

quanto inchinata al male

se ragion non n' ha cura,

quanto accorto e possente è quell' antico

pestifero angue, e suo crudel nimico.

Pront' è il voler in me, la forza manca,

né risponde al desio,

ch' ad ognor si rinfranca

come per acqua rio:

che poss' io più s' ognor combatto invano,

e vinto porgo al vincitor la mano?

Padre clemente, tua pietà infinita

domi l' ardito senso,

e quest' alma smarrita

arda d' un foco immenso

del tuo divino amor, sì ch' abbia a sdegno

ogni piacer che sia fuor del tuo Regno.