Salmo 16

By Bernardo Tasso

Signor, col volto adorno

d' un onesto rossore,

e con contrito core,

in questo santo giorno

grave e carco di colpe a te ritorno,

perché di sì gran pondo

la tua pietà mi sgravi,

onde poi bagni e lavi

questo spirito immondo

nel gorgo del mio pianto alto e profondo.

Non da vetro lucente

bianchi e purpurei fiori

così tralucon fuori,

come visibilmente

i miei a te pensieri e la mia mente;

ch' a la tua luce immensa

nulla cosa si cela,

ma sin nel centro de la

terra, sì ombrosa e densa,

penetra il raggio come face accensa.

Tu vedi l' error mio,

e 'l cor che già contrito

versa con infinito

dolor un pianto rio,

pietà chiedendo a te, Signore e Dio.

Come vago augellino

fra i più frondosi rami

che sua compagna chiami,

chiamo sera e matino,

devoto, il tuo soccorso alto e divino;

che se la carne frale

trasportata ha l' usanza

con soverchia baldanza

a farti offesa tale,

ricordati ch' io son uomo mortale,

che m' hai fatto di terra

vile, umida et oscura,

che la nostra natura

sempre vaneggia et erra,

e fa col senso a l' alma eterna guerra.

Se d' uom proprio è peccare,

d' Angelo l' emendarsi;

tu sai quanti ho già sparsi

sospiri, e quante amare

lagrime, l' error mio per emendare;

porgimi tu la mano,

solleva il cor caduto,

il qual senza tuo aiuto

piagne e sospira invano,

pria che 'l mio dì s' asconda a l' Oceano.