Salmo 2
Sin a quando, Signor, questa sviata
anima senza luce
seguirà il senso con lena affannata,
che quasi infido duce
a periglioso passo la conduce?
Sin a quando, Signor, l' orecchie avrai
chiuse de la pietate
che ti sospinse, per trar noi de' guai,
da le membra beate
sangue a versar con tanta indignitate?
Io pur tua son fattura, e per me ancora
torre di mano a l' angue
spietato che n' ancide e ne divora,
di ch' ei sospira e langue,
spargesti il giusto et innocente sangue:
or che soccorso m' hai con la tua morte,
vòi in preda lasciarmi
debile e stanco a così fresco e forte
nimico, senza darmi,
onde mi possa aitar, lo scudo e l' armi?
In te posto ho, Signor, tutta la spene,
né altronde spero aita
contra questo tiranno, che mi tiene
com' agna che smarrita
ha lungi dal pastor lupo rapita;
sì m' udrai poi cantar lungo un bel rio
al ricco plettro e d' oro,
ogn' altro mio pensier posto in oblio,
sì che lo Scita e 'l Moro
sentirà 'l canto mio dolce e canoro:
come tu festi il ciel vago e rotondo,
cinto di stelle ardenti,
ch' un prato par quand' è fiorito il mondo,
e con le luci algenti
la luna errar intorno agli elementi;
come tu desti al sol caldo e vigore,
che con le luci sante
pieno di dolce e di paterno amore
fa la terra pregnante,
ricca et adorna di bellezze tante,
che con ordine eterno errando intorno
a la mole terrena
or freddo e breve ol lungo e caldo il giorno
vigilante ne mena,
la chioma di bei raggi ornata e piena;
e l' altre lodi tue, che tante sono
quant' onde move l' ôra,
quanti il terreno ha fior, leggiadro dono
di Favonio e di Flora,
allor che i campi Aprile imperla e indora.