Salmo 6

By Bernardo Tasso

De l' egre, inferme menti

vieni, o consolatore

clemente, o de' tormenti

nostri medico certo assai migliore

che non fu mai Enone,

che non fu Podalirio o Macaone;

vieni, Spirito Santo,

e del mio core immondo,

ch' ora lavo col pianto,

penetra co' tuoi rai sino al profondo,

e le tenebre sgombra

che posto v' ha de' miei peccati l' ombra.

Vedi che come soglio

percuoton del mar l' onde

con un continuo orgoglio,

così piaghe mi fan larghe e profonde

l' alte miserie mie,

ond' io non poso mai notte né die.

Vieni, salda fortezza,

e col potente braccio,

ch' ogni durezza spezza,

rompi quel forte, adamantino ghiaccio

che mi circonda l' alma,

sì che non abbia pur di me la palma

la morte, o quel nimico

che con falsa lusinga

di simulato amico

fallace pur m' alletta e mi lusinga,

per tenermi ognor fisso

nel suo più scuro e più profondo abisso.

Non ha, quand' è più bello

l' anno e più dilettoso,

tante frondi arbuscello,

tanti vaghi fioretti un prato erboso,

quant' io noie et affanni,

del mio angoscioso core empi tiranni:

sana l' alma dolente

et egra, di salute

disperata, ch' ardente

febbre consuma, con la tua virtute,

non con suchi o licori

di verdi erbette o di gemmati fiori;

scaccia l' interna sete

col tuo torrente vivo

del piacer, che fa liete

l' anime nostre, e non con fonte o rivo,

sì che tempri il veleno

de le miserie umane ond' io son pieno.