Salmo 9
Deh, fra cotante mie
calamità, di cui gravoso pondo
mi pone adosso il mondo,
sì spietate e sì rie,
fa' almen, Signor, ch' io mi riposi un die.
Se dopo lunga, grave
e perigliosa, orribile tempesta,
l' onda inanzi molesta
divien piana e soave,
e lascia al vento respirar la nave,
perché questo del mio
stato infelice, oscuro orrido verno,
esser pur debbe eterno?
O mio Signore, o Dio,
togli l' orgoglio al destin empio e rio,
perché non mi condanni
ad un sì lungo, anzi perpetuo essiglio,
con continuo periglio,
e fra cotanti affanni
finir il corso di mia vita e gli anni.
Dammi tanta fortezza,
che de la rea Fortuna oltraggi e torti
soffrendo, in pace io porti,
et a quest' alma, avezza
a gustar ad ognor l' empia dolcezza
de le gioie mortali,
da' a ber di quel tuo vivo, alto torrente,
che renda ebra la mente
de le cose immortali,
onde poi sprezzi quest' umane e frali.
Solleva il mio pensero
col tuo favor da queste cure umane,
da le speranze vane
del mondo, onde leggiero
e scarco, quasi alato e bel corriero,
m' inalzi del tuo monte
al giogo lieto, ove giamai non verna,
ove verde et eterna
primavera la fronte
d' altre vaghezze, e qui fra noi non conte,
gli orna, e lungo i ruscelli
che corron acqua di diletto viva,
sovra la verde riva,
ch' ha di gemme i capelli,
si cibi anch' ei fra gli Angeli più belli
a la divina mensa,
ove la tua pietà tutti i diletti
ai cari spirti eletti
con larga man dispensa,
tal che de l' amor tuo l' anima accensa
sdegni nel suo terreno
carcere far ritorno, e odiando tante
gioie del mondo errante,
piene d' empio veleno,
si moia qui, per poi viverti in seno.