Salmo 9

By Bernardo Tasso

Deh, fra cotante mie

calamità, di cui gravoso pondo

mi pone adosso il mondo,

sì spietate e sì rie,

fa' almen, Signor, ch' io mi riposi un die.

Se dopo lunga, grave

e perigliosa, orribile tempesta,

l' onda inanzi molesta

divien piana e soave,

e lascia al vento respirar la nave,

perché questo del mio

stato infelice, oscuro orrido verno,

esser pur debbe eterno?

O mio Signore, o Dio,

togli l' orgoglio al destin empio e rio,

perché non mi condanni

ad un sì lungo, anzi perpetuo essiglio,

con continuo periglio,

e fra cotanti affanni

finir il corso di mia vita e gli anni.

Dammi tanta fortezza,

che de la rea Fortuna oltraggi e torti

soffrendo, in pace io porti,

et a quest' alma, avezza

a gustar ad ognor l' empia dolcezza

de le gioie mortali,

da' a ber di quel tuo vivo, alto torrente,

che renda ebra la mente

de le cose immortali,

onde poi sprezzi quest' umane e frali.

Solleva il mio pensero

col tuo favor da queste cure umane,

da le speranze vane

del mondo, onde leggiero

e scarco, quasi alato e bel corriero,

m' inalzi del tuo monte

al giogo lieto, ove giamai non verna,

ove verde et eterna

primavera la fronte

d' altre vaghezze, e qui fra noi non conte,

gli orna, e lungo i ruscelli

che corron acqua di diletto viva,

sovra la verde riva,

ch' ha di gemme i capelli,

si cibi anch' ei fra gli Angeli più belli

a la divina mensa,

ove la tua pietà tutti i diletti

ai cari spirti eletti

con larga man dispensa,

tal che de l' amor tuo l' anima accensa

sdegni nel suo terreno

carcere far ritorno, e odiando tante

gioie del mondo errante,

piene d' empio veleno,

si moia qui, per poi viverti in seno.