SALMO QUARTO.

By Luigi Alamanni

Non discenda, Signor, tuo giusto sdegno

Sopra i difetti miei già tanti e tali,

Che forse di pietà son fatto indegno.

Saetta nel cor mio gli ardenti strali

Di quella contrizion che al ciel ne mena,

Se mai ti calse o cal di noi mortali.

Ben vedi, alto Signor, com'oggi è piena

Questa infelice età d'ogni empio scelo,

Che virtù stanca non si mostra appena.

Lasso! io so ben come più tosto il pelo

Che il natural desio si cangia in noi,

Onde spesso il sentier n'è chiuso al cielo.

Io per me stesso il so, lasso! che poi

Che i lascivi desir m'empiero il petto,

Non mi sovvenne un dì dei detti tuoi.

Né perch'io faccia ognor chiaro disdetto,

Non son possente sol, senza tua aita,

Di tôr l'entrata a tanto van diletto.

Non trasse ferro a sé mai calamita

Con sì gran forza, come io sento spesso

Trarmi da quel ch'io bramo ad altra vita.

O tristo dì che al cor lasciommi impresso

Quel valor cieco ch'è chiamato Amore,

Ché in troppo altrui seguir perdei me stesso!

Questo fu il giorno ond'in me quasi muore

Ogni speranza di salir lassuso,

A che pensando pur mi trema il core.

Questo fu il dì che sol mi mise in uso

Il pregiar più fra noi mortal bellezza

Che il nome tuo perch'io mi doglio e scuso.

Questo m'accese al cor quella vaghezza

Dell'appetito uman che dolce appare,

Ché tutto amaro è alfin, doglia e tristezza.

Non la gloria cercar, non l'opre avare,

Non quanto il mondo tesse, e laccio e rete

Mi poter dal mio ben sì traviare,

Qual fece, ahi lasso! una insaziabil sete

Ch'ebbi d'aver che già mi afflisse tanto,

Che non furon per lei mie voglie quete.

Non queteran, se dal tuo spirto santo

Non gustan l'acque onde la femminella

Sammaritana si potè dar vanto.

Soccorri all'alma mia, che si rubella

T'è stata un tempo in seguitar suoi danni,

Girata e vinta da crudel procella.

Or che la scòrse di quaggiù gl'inganni

Che pria non vide, nel tuo sen ricorre;

Tralla, o somma Pietà, di lunghi affanni.

Or senza te ben sa com'ella corre

A morte eterna, o però piange e grida:

Voglimi, alta Pietà, con teco accôrre.

Ancidi, ancidi la compagna infida,

Che ancor malgrado mio mi spinge in basso:

Non lasciar senza te chi in te s'affida,

E scorgi al cielo omai mio stanco passo.