SALMO QUARTO.
Non discenda, Signor, tuo giusto sdegno
Sopra i difetti miei già tanti e tali,
Che forse di pietà son fatto indegno.
Saetta nel cor mio gli ardenti strali
Di quella contrizion che al ciel ne mena,
Se mai ti calse o cal di noi mortali.
Ben vedi, alto Signor, com'oggi è piena
Questa infelice età d'ogni empio scelo,
Che virtù stanca non si mostra appena.
Lasso! io so ben come più tosto il pelo
Che il natural desio si cangia in noi,
Onde spesso il sentier n'è chiuso al cielo.
Io per me stesso il so, lasso! che poi
Che i lascivi desir m'empiero il petto,
Non mi sovvenne un dì dei detti tuoi.
Né perch'io faccia ognor chiaro disdetto,
Non son possente sol, senza tua aita,
Di tôr l'entrata a tanto van diletto.
Non trasse ferro a sé mai calamita
Con sì gran forza, come io sento spesso
Trarmi da quel ch'io bramo ad altra vita.
O tristo dì che al cor lasciommi impresso
Quel valor cieco ch'è chiamato Amore,
Ché in troppo altrui seguir perdei me stesso!
Questo fu il giorno ond'in me quasi muore
Ogni speranza di salir lassuso,
A che pensando pur mi trema il core.
Questo fu il dì che sol mi mise in uso
Il pregiar più fra noi mortal bellezza
Che il nome tuo perch'io mi doglio e scuso.
Questo m'accese al cor quella vaghezza
Dell'appetito uman che dolce appare,
Ché tutto amaro è alfin, doglia e tristezza.
Non la gloria cercar, non l'opre avare,
Non quanto il mondo tesse, e laccio e rete
Mi poter dal mio ben sì traviare,
Qual fece, ahi lasso! una insaziabil sete
Ch'ebbi d'aver che già mi afflisse tanto,
Che non furon per lei mie voglie quete.
Non queteran, se dal tuo spirto santo
Non gustan l'acque onde la femminella
Sammaritana si potè dar vanto.
Soccorri all'alma mia, che si rubella
T'è stata un tempo in seguitar suoi danni,
Girata e vinta da crudel procella.
Or che la scòrse di quaggiù gl'inganni
Che pria non vide, nel tuo sen ricorre;
Tralla, o somma Pietà, di lunghi affanni.
Or senza te ben sa com'ella corre
A morte eterna, o però piange e grida:
Voglimi, alta Pietà, con teco accôrre.
Ancidi, ancidi la compagna infida,
Che ancor malgrado mio mi spinge in basso:
Non lasciar senza te chi in te s'affida,
E scorgi al cielo omai mio stanco passo.