SALMO SECONDO.
Qual potrò mai formar parola o pianto
Ch'appaghi parte d'ogni colpa ria
In cui cieco al mio ben fui lieto tanto?
Piango, lasso! Signor, ché pur non sia
Segnata un'orma de' miei passi erranti
Per la tua santa vera e dritta via.
Contra i precetti tuoi quai sempre e quanti
Ebb'io, folle, desir con l'opre appresso
Ch'or tra doglia e timor mi stanno avanti?
Non ebb'io notte e dì nell'alma impresso
Altro giammai che mio dannaggio e morte,
Di cui sol rimembrar m'ancide spesso.
Già dell'inferno aprir veggio le porte,
Se non s'inchina la pietosa mano
Che al perduto sentier lassù mi porte.
Ho cercato ancor io, quantunque invano,
D'acquistar qui tra noi stato e tesoro,
Più che non chiede il viver corto umano.
Anch'io già più pregiai l'argento e l'oro,
Piango, e 'l confesso, che tua santa immago,
Seguendo i molti che miei duci fôro.
Anch'io di posseder fui troppo vago,
Fin che tu, o Padre, mi levasti 'l tutto,
Ond'or più queto in povertà m'appago.
Spesso (nol posso io dir con volto asciutto),
Avaro e sordo nei bisogni altrui,
Negato ho già di caritade il frutto.
Non pensi or quel ch'io son né quel ch'io fui,
Ma quel ch'esser vorrei, l'alta pietate
Che ogni uom soccorre, e non riguarda a cui.
Deh! non sia sorda a chi l'andata etate
Biasma, e si pente, a chi piangendo scrive
Le presenti sue colpe e le passate.
Già non formasti tu le belle e dive
Immagin nostre dal tuo stesso esempio,
Perché ne godan le tartaree rive.
Deh ch'io non senta, oimè! quel crudo scempio
De' più rei peccator; tronca l'artiglio
Dell'avversario mio perverso ed empio.
O santo Spirto, o Padre eterno, o Figlio,
O santa Trinità, che siete un solo,
Or che il dritto sentier divoto piglio,
Dammi per grazia che nell'alto polo
Sia pecorella del tuo santo ovile,
Lontano e sciolto dallo errante stuolo,
Che, non pregiando il tuo, segue altro stile.