SAN MICHELE

By Giovanni Pascoli

E non è il giorno, che si muta casa?

l'otto di maggio? E non è questa l'ora

di mezzodì, quando si lascia il carro,

pieno di sedie e trespoli e strapunti,

avanti l'uscio della nuova casa?

C'è uno a guardia che seduto all'ombra

sul limitare, mangia curvo il pane.

Ed oggi, o bimbo, hai fatto San Michele,

hai messi insieme i piccoli fardelli,

le tue cosette, a una a una, tutte?

E il tuo carretto è fermo lì, su l'ora

di mezzodì, con sopra la tua vita.

E c'è tua madre lì d'accanto e piange.

Perché mutare? Non assai ridente

d'amore e luce era la tua dimora?

Non c'era il sole? E dove andrai? C'è freddo

nella Certosa, o creatura, e buio!

E non più giochi e non più madre e nulla!

E tu vi andrai? Là tu vorrai deporre

tutta la cara fanciulletta vita?

Come sei stanco, esanime, sbiancato,

per questa poca già di via ch'hai fatta!

E in questa, anche più poca, che t'avanza,

non ora dunque scontrerai chi senta

pietà di te, chi te del peso alleggi,

chi t'alzi su, chi porti tutto in cielo?