Sansone

By Giacomo Leopardi

Il forte braccio di Sanson invitto

Sciolse più volte, e infranse i lacci ostili,

E fè del sommo Onnipotente Nume

Contro il fier Filisteo l'aspra vendetta.

Invan fu stretto con robusti lacci

Dall'inimico popolo superbo;

Che steso già per opra sua, di sangue

Il terreno inaffiò; sparsi pel campo

E teschi, ed ossa fur veduti, e corpi,

E sotto i forti risuonanti colpi

De' Filistei scrosciarono le membra.

Invan di Gaza dentro l'alte mura

Ei fu rinchiuso; col possente braccio

Alzò di questa le pesanti porte,

E su' d'alpestre, inabitata rupe

Con piè veloce trasportolle ardito.

Ma il forte, ed il terror del Filisteo,

Il vincitor di mille schiere, e mille

Che l'urto non temè d'armati immensi,

Fermo non resta innanzi a donna imbelle,

Nè i lusinghieri vezzi egli sostiene.

Invan procura di schivarla, e altrove

Rivolge i detti, ci cede, e alfin di bocca

Il secreto fatal, incauto gli esce:

Ho nella chioma la fortezza: ah misero!

Detto fatal, funesto detto! Invano

Però n'esulti incantatrice donna,

Che per esso vedrai la tua ruina.

Stendeva l'ali di Sanson sui lumi

Placido il sonno, ed ci giacea sicuro.

Lieta la donna al letto suo s'appressa,

Con empia man la chioma gli recide.

Lieta la turba Filistea concorre,

Il lor terrore in esso ognun ravvisa,

E applaude all'empia, traditrice donna.

Ambe le luci dalla fronte al misero

Tolgon color con empietade orrenda:

Carcere oscuro gli destinan poi,

Ed ivi a forza è tratto; umile ufficio

Occupa l'ore dell'Ebreo possente.

Alta mole s'innalza al falso Nume

Dagone eretta, e quivi il Filisteo

Popolo si raduna; a lieta mensa

Ognun si asside innanzi al falso Dio.

Sansone ancor viene agl'insulti esposto

Della nemica, ed esultante turba.

In parte oscura egli rimane intanto.

Già s'alza un grido, già d'insulti echeggia

Del Nume il tempio, e risuonar le volte

S'odon, e un lieto fragorìo s'innalza.

Palma, a palma battuta, ed alte risa

Scuopron l'interna contentezza, e gioja

D'essere dall'Ebreo liberi alfine.

Simile all'onde dell'immenso mare,

Allorchè dal furioso Austro eccitate

Alzano a guisa di montagne l'acque;

A lui freme nel sen lo sdegno atroce.

Quando egli sente alzarsi a lui vicine

L'alte colonne di marmorea pietra,

Che la mole sostengono; allor mossa

La dubbia mano egli le scuote; crolla

L'alto delubro. Strida orrende ovunque

S'odono, e d'alto piombano i macigni.

Come allorquando dal montano sasso

Rapido scende il furibondo fiume,

E i boschi atterra, e le chiomate quercie:

Così piombar si vedono i marmorei

Tronchi, e le pietre, ed i macigni infranti.

Cade oppressa la turba, ancor Sansone

Soccombe, ed il fatal detto rammenta.