Scena 1
Ah no, mio fido, del mio cuore oppresso
L'affanno mitigar tu cerchi invano;
Il mio regno cadrà, troppo di forze
Manca, e d'ardire il popolo smarrito:
In quel funesto dì, che d'armi vide
Cinto e d'armati Koulikam feroce
Trionfar vittorioso, e dure leggi
Imporre al popol mio sconfitto e vinto.
Vacillò questo trono, in fronte mia
Tremò, si scosse la regal corona,
E l'onta, e il danno ne risente ancora.
Tutto geme il Mogol; piange la Sposa
Il perduto consorte, orfano cerca
Il fanciullo infelice il caro Padre;
Manca aratore al suol, guerriero al campo;
E qual presidio, o Numi, e qual difesa
De' Maratti al valor, del cielo all'ira
Oppor possiam?
Pur non è si funesta
Del tuo regno la sorte, armate schiere
Fremer vedi in Delly, battaglie, e sangue
Sospirare, anelar; picciolo è vero
È il numero de' tuoi, ma troppo ad essi
Cede ne l'opre di ladroni imbelli
Lo stuol confuso, a lui ruina e morte
L'esercito minaccia, al suo valore
Sol si ricerca un duce.
Or vanne adunque,
Di prode condottier e gli uffici adempi,
Delle mie schiere a te consegno il freno,
A te mio fido, tu le reggi, e sappi
Gli animi avvalorar, lo sdegno accendi;
Del gran Timur, di Tamerlan feroce
Lor rammenta il valor, l'opre ricorda
Del forte Aurang, che tanti regni, e tanti
Popoli unì del nostro scettro al vasto
Possente impero; del mio soglio infine
La difesa tu sii, te miri, e tremi
In mezzo a l'armi la nemica turba.