Scena 1

By Giacomo Leopardi

Ah no, mio fido, del mio cuore oppresso

L'affanno mitigar tu cerchi invano;

Il mio regno cadrà, troppo di forze

Manca, e d'ardire il popolo smarrito:

In quel funesto dì, che d'armi vide

Cinto e d'armati Koulikam feroce

Trionfar vittorioso, e dure leggi

Imporre al popol mio sconfitto e vinto.

Vacillò questo trono, in fronte mia

Tremò, si scosse la regal corona,

E l'onta, e il danno ne risente ancora.

Tutto geme il Mogol; piange la Sposa

Il perduto consorte, orfano cerca

Il fanciullo infelice il caro Padre;

Manca aratore al suol, guerriero al campo;

E qual presidio, o Numi, e qual difesa

De' Maratti al valor, del cielo all'ira

Oppor possiam?

Pur non è si funesta

Del tuo regno la sorte, armate schiere

Fremer vedi in Delly, battaglie, e sangue

Sospirare, anelar; picciolo è vero

È il numero de' tuoi, ma troppo ad essi

Cede ne l'opre di ladroni imbelli

Lo stuol confuso, a lui ruina e morte

L'esercito minaccia, al suo valore

Sol si ricerca un duce.

Or vanne adunque,

Di prode condottier e gli uffici adempi,

Delle mie schiere a te consegno il freno,

A te mio fido, tu le reggi, e sappi

Gli animi avvalorar, lo sdegno accendi;

Del gran Timur, di Tamerlan feroce

Lor rammenta il valor, l'opre ricorda

Del forte Aurang, che tanti regni, e tanti

Popoli unì del nostro scettro al vasto

Possente impero; del mio soglio infine

La difesa tu sii, te miri, e tremi

In mezzo a l'armi la nemica turba.