Scena 3

By Giacomo Leopardi

Dunque non erra

Il volgo intimorito, e il nostro regno

Dovrà dunque, Ibraim, cader di nuovo

Sotto l'armi nemiche? e ancor non resta

Pago del nostro sangue il rio destino?

No, non temer, da te dipende, amico,

La tua difesa.

E qual difesa a l'ira

Sottrar ci può delle nemiche schiere

Se d'armi manca e di guerrieri il regno,

Se trema il popol tutto, e ne la fuga

Solo è posta ogni speme?

A te non manca

Che voler la salvezza, e salvo sei.

Ma qual via di salute offresi, a fronte

D'armato stuol, di furibonde schiere,

A inerme regno, ed a guerrieri imbelli?

Del Monarca il perire a noi sol puote

Sicurezza arrecar.

(Che ascolto?)

Invano

Salute altronde cercheremo, il fato

Di Muhamèd, e di sua prole al regno

Sarà difesa, e scampo; odi, nè l'alma

Da importuna pietà turbar ti lascia.

Ciò che giova, a noi lice. Il fiero stuolo,

Che minaccioso in ver Delly s'innoltra

Sol preda cerca, e assoggettar sol brama

Al suo comando del Mogol il regno;

Ei strage non desìa, del rege il fine,

E del germe Regal solo è suo scopo.

A ciò chi oppor si puote? il ferro indarno

Contro le ostili furibonde schiere

Lampeggierebbe in nostra man, di forze

Troppo il nemico e di valor prevale

All'esercito imbelle, in cui riposta

È la speme del volgo; inutil frutto

Sarian di ciò funeste stragi, e sangue,

E pianti, e grida, e luttuoso orrore.

Sol del Monarca il fato al nostro regno

Lo scampo arrecar può: per nostra mano

Egli adunque cadrà vittima, e preda

D'inevitabil morte: ai Duci avversi

È palese l'arcano, e tutto a noi

Lice sperare, in nostra mano il freno

Sarà del regno tutto, e forse il giogo

Scuoter potremo un dì... ma qual sul volto

Turbamento appalesi? e quale...

Indarno

Cerca il mio cuore alla smarrita mente

Richiamare il dover, le sacre leggi,

I diritti del giusto; indarno, io cedo.

In me vedrai, non dubitar, de' tuoi

Il più fido compagno, avrai me duce

Ne' tuoi perigli ognor di questi a parte,

Mi scorgerai tuo difensor, tua guida...

Questi moti del cuor seconda, o amico,

Mostra la sorte a noi benigno il volto;

Dello stuol, che in Delly s'arma, e s'aduna

Pendon dal voler nostro i moti e l'opre:

De' guerrieri e di noi Nizam è duce,

Nizam, che regge di Golconda il freno;

Tutto è propizio ai nostri voti: io parto,

Tu co' detti frattanto, e l'opre i nostri

Disegni secondar procura.