Scena 3
Dunque non erra
Il volgo intimorito, e il nostro regno
Dovrà dunque, Ibraim, cader di nuovo
Sotto l'armi nemiche? e ancor non resta
Pago del nostro sangue il rio destino?
No, non temer, da te dipende, amico,
La tua difesa.
E qual difesa a l'ira
Sottrar ci può delle nemiche schiere
Se d'armi manca e di guerrieri il regno,
Se trema il popol tutto, e ne la fuga
Solo è posta ogni speme?
A te non manca
Che voler la salvezza, e salvo sei.
Ma qual via di salute offresi, a fronte
D'armato stuol, di furibonde schiere,
A inerme regno, ed a guerrieri imbelli?
Del Monarca il perire a noi sol puote
Sicurezza arrecar.
(Che ascolto?)
Invano
Salute altronde cercheremo, il fato
Di Muhamèd, e di sua prole al regno
Sarà difesa, e scampo; odi, nè l'alma
Da importuna pietà turbar ti lascia.
Ciò che giova, a noi lice. Il fiero stuolo,
Che minaccioso in ver Delly s'innoltra
Sol preda cerca, e assoggettar sol brama
Al suo comando del Mogol il regno;
Ei strage non desìa, del rege il fine,
E del germe Regal solo è suo scopo.
A ciò chi oppor si puote? il ferro indarno
Contro le ostili furibonde schiere
Lampeggierebbe in nostra man, di forze
Troppo il nemico e di valor prevale
All'esercito imbelle, in cui riposta
È la speme del volgo; inutil frutto
Sarian di ciò funeste stragi, e sangue,
E pianti, e grida, e luttuoso orrore.
Sol del Monarca il fato al nostro regno
Lo scampo arrecar può: per nostra mano
Egli adunque cadrà vittima, e preda
D'inevitabil morte: ai Duci avversi
È palese l'arcano, e tutto a noi
Lice sperare, in nostra mano il freno
Sarà del regno tutto, e forse il giogo
Scuoter potremo un dì... ma qual sul volto
Turbamento appalesi? e quale...
Indarno
Cerca il mio cuore alla smarrita mente
Richiamare il dover, le sacre leggi,
I diritti del giusto; indarno, io cedo.
In me vedrai, non dubitar, de' tuoi
Il più fido compagno, avrai me duce
Ne' tuoi perigli ognor di questi a parte,
Mi scorgerai tuo difensor, tua guida...
Questi moti del cuor seconda, o amico,
Mostra la sorte a noi benigno il volto;
Dello stuol, che in Delly s'arma, e s'aduna
Pendon dal voler nostro i moti e l'opre:
De' guerrieri e di noi Nizam è duce,
Nizam, che regge di Golconda il freno;
Tutto è propizio ai nostri voti: io parto,
Tu co' detti frattanto, e l'opre i nostri
Disegni secondar procura.