Scena 5
Amico, hai vinto; d'Ibraim le voci
Noti mi fero i tuoi disegni, e in essi
Ben ravvisai del tuo gran cuor l'immago;
Del tuo fido il parlar trionfa in questa
Incerta mente, che riscossa alfine
I suoi dubbj scacciò: fedel compagno
Sempre a lato mi avrai ne' tuoi perigli;
Questa mia destra, e questo ferro ognora
Pronti saranno al tuo volere.
Omai
Io più non bramo, o fido amico, indarno
Il nostro arcano a te saria nascoso,
M'è noto il tuo valor, perduto avremmo,
Tacendo, ogni opra tua; vindice invitto
Sarai di libertà, chè troppo, o amico,
È a nobil cuor la servitù penosa.
Omai quel tempo giunse, in cui cadranno
Infranti i lacci alfin di vil servaggio:
De' Maratti lo stuol di già s'appressa
A queste mura, e di guerrieri, e d'armi
Al cenno mio cinto vedrai fra poco
Il palagio Regal.
(Cieli, che ascolto!)
Il Monarca ed Amet or or saranno
Ambi preda di morte.
E tanto adunque
Convien l'impresa accelerare?
Or fora
Perigliosa ogni tregua; è breve, il sai,
Il popolare ardor, potrìa fra poco
Spenta cader delle mie schiere in petto
La fiamma, che destar volli pur ora
Ad esse in sen; forse potria l'arcano
Trasparir de' nemici a l'occhio attento;
Fatal sarebbe ogni ritardo, il vedi,
A' miei disegni, e tutto a noi promette
Fausto destin se ne la pronta impresa
Senno, e valor s'impieghi.
I cenni tuoi
Si eseguiscano adunque, ognor vedrai
Questa man, questo ferro a te soggetti.
Taci, il Rege s'appressa, egli tra poco
Più Rege non sarà.