Scena 5

By Giacomo Leopardi

Amico, hai vinto; d'Ibraim le voci

Noti mi fero i tuoi disegni, e in essi

Ben ravvisai del tuo gran cuor l'immago;

Del tuo fido il parlar trionfa in questa

Incerta mente, che riscossa alfine

I suoi dubbj scacciò: fedel compagno

Sempre a lato mi avrai ne' tuoi perigli;

Questa mia destra, e questo ferro ognora

Pronti saranno al tuo volere.

Omai

Io più non bramo, o fido amico, indarno

Il nostro arcano a te saria nascoso,

M'è noto il tuo valor, perduto avremmo,

Tacendo, ogni opra tua; vindice invitto

Sarai di libertà, chè troppo, o amico,

È a nobil cuor la servitù penosa.

Omai quel tempo giunse, in cui cadranno

Infranti i lacci alfin di vil servaggio:

De' Maratti lo stuol di già s'appressa

A queste mura, e di guerrieri, e d'armi

Al cenno mio cinto vedrai fra poco

Il palagio Regal.

(Cieli, che ascolto!)

Il Monarca ed Amet or or saranno

Ambi preda di morte.

E tanto adunque

Convien l'impresa accelerare?

Or fora

Perigliosa ogni tregua; è breve, il sai,

Il popolare ardor, potrìa fra poco

Spenta cader delle mie schiere in petto

La fiamma, che destar volli pur ora

Ad esse in sen; forse potria l'arcano

Trasparir de' nemici a l'occhio attento;

Fatal sarebbe ogni ritardo, il vedi,

A' miei disegni, e tutto a noi promette

Fausto destin se ne la pronta impresa

Senno, e valor s'impieghi.

I cenni tuoi

Si eseguiscano adunque, ognor vedrai

Questa man, questo ferro a te soggetti.

Taci, il Rege s'appressa, egli tra poco

Più Rege non sarà.