Scena 6
Pronto adempii,
Signore, il tuo comando; arde, ed anela
L'armata turba, e minacciosa attende
Le squadre ostili; in campo or or vedrai
Schierato il popol tuo, sconfitto, e vinto
L'avverso stuolo, e in nere spoglie avvolto
A te bagnar di mesti pianti il piede.
S'arma, e freme la turba, a noi prepara
Fausto avvenire il ciel.
Quanto t'imposi
Eseguisti, o mio fido; or dimmi, e dove
L'inimico s'asconde? è lungi ancora
Da queste mura il turbine di guerra,
O minaccioso inver Delly s'innoltra
Il furibondo stuol?
Giace pur anche
In ozio molle il campo ostil, nè mosse
Contro il Regal ricetto il passo ardito;
Nemiche insidie, impreveduti assalti
Ei non paventa, e a questo regno ei spera
Impor fra poco vittorioso il giogo.
Vano pensier! Di cheta notte oscura
Al tacito silenzio, all'ombra amica
N'andrem, se il brami, al campo, ivi tra il cupo
Sopor tranquillo, e tra l'opaco orrore
Ogni difesa inutil sia nè alcuno
Pur rimarrà del campo ostil, che giunga
Nunzio fatale al patrio suol.
Mio fido,
La provvida tua mente, il tuo valore
Abbastanza m'è noto, in te ravviso
Degli avi tuoi la gloriosa immago,
Quanto dicesti, adempi, e questo intanto
Pegno ricevi del Regale affetto,
Questo in tua man degl'inimici a fronte
Acciar lampeggi, di ruina, e morte
All'esercito ostil nunzio egli sia:
Or vanne, amico, all'adunato stuolo
Sian cenni i tuoi consigli e ognun ravvisi
Il mio nel tuo voler.