Scena 6

By Giacomo Leopardi

Pronto adempii,

Signore, il tuo comando; arde, ed anela

L'armata turba, e minacciosa attende

Le squadre ostili; in campo or or vedrai

Schierato il popol tuo, sconfitto, e vinto

L'avverso stuolo, e in nere spoglie avvolto

A te bagnar di mesti pianti il piede.

S'arma, e freme la turba, a noi prepara

Fausto avvenire il ciel.

Quanto t'imposi

Eseguisti, o mio fido; or dimmi, e dove

L'inimico s'asconde? è lungi ancora

Da queste mura il turbine di guerra,

O minaccioso inver Delly s'innoltra

Il furibondo stuol?

Giace pur anche

In ozio molle il campo ostil, nè mosse

Contro il Regal ricetto il passo ardito;

Nemiche insidie, impreveduti assalti

Ei non paventa, e a questo regno ei spera

Impor fra poco vittorioso il giogo.

Vano pensier! Di cheta notte oscura

Al tacito silenzio, all'ombra amica

N'andrem, se il brami, al campo, ivi tra il cupo

Sopor tranquillo, e tra l'opaco orrore

Ogni difesa inutil sia nè alcuno

Pur rimarrà del campo ostil, che giunga

Nunzio fatale al patrio suol.

Mio fido,

La provvida tua mente, il tuo valore

Abbastanza m'è noto, in te ravviso

Degli avi tuoi la gloriosa immago,

Quanto dicesti, adempi, e questo intanto

Pegno ricevi del Regale affetto,

Questo in tua man degl'inimici a fronte

Acciar lampeggi, di ruina, e morte

All'esercito ostil nunzio egli sia:

Or vanne, amico, all'adunato stuolo

Sian cenni i tuoi consigli e ognun ravvisi

Il mio nel tuo voler.