SCENA DODICESIMA
Vedrai, Tito, vedrai che al fin sì vile
Questo volto non è. Basta a sedurti
Gli amici almen, se ad invaghirti è poco
Ti pentirai...
Tu qui, Vitellia? Ah! corri:
Va Tito alle tue stanze.
Cesare! E a che mi cerca?
Ancor nol sai?
Sua consorte ti elesse.
Io non sopporto,
Publio, d'esser derisa.
Deriderti! Se andò Cesare istesso
A chiederne il tuo assenso.
E Servilia?
Servilia,
Non so perché, rimane esclusa.
Ed io...
Tu sei la nostra Augusta. Ah! principessa,
Andiam: Cesare attende.
Aspetta. (Oh dèi!)
Sesto?... (Misera me!) Sesto?... E' partito.
Publio, corri... raggiungi...
Digli... No. Va più tosto... (Ah! mi lasciai
Trasportar dallo sdegno). E ancor non vai?
Dove?
A Sesto.
E dirò?
Che a me ritorni;
Che non tardi un momento.
Vado. (Oh, come confonde un gran contento!)