SCENA I.

By Luigi Alamanni

E' mi conviene ogni mese, com'or, venire a rendere

Li miei conti di villa a Simone, il qual sempre dubita

Che tutti i fattor, c'hanno le sue faccende in man, il rubino:

Degli altri non vo' io dir, ma di me, so ben ch'ingannasi,

Avendogli fino a un soldo fatto sempre il debito;

Ma bisogna gridar ogn'ora seco; pur alfin recasi

Al dover, perché a dirne il vero è poscia uom ragionevole,

Quantunque sospettoso troppo; e volesse Dio che tali

Se ne trovassero molti. Ma ecco Tonchio che fuor viene,

Conservo et amico caro, e persona molto piacevole.

Suole spesso aver per le mani qualche gran disgrazia

Di Simone, di sé stesso, de' suoi compagni, d'Ippolito

Il padron nostro giovane. E benché al più si trovino

Di poca importanza, et a me quasi nulla appartenghino,

Standomi in villa lontano, e rare volte venendoci,

Pur sempre giova il saper come qui le cose vadino,

Per accomodarsi a' tempi, e farsene onore et utile,

Mostrando a' miei villani, ch'io son dell'oste segretario:

E quando ad altro non servissero, fanno almen ridere.