SCENA II

By Flavio Orsini

Un cor ch'è libero

da lacci asprissimi

del crudo Amor,

di guardi amabili

e lucidissimi

fugga i splendor:

ch'io sugl'albor di mia gradita età

vuo' pur troppo goder la libertà.

Semplicetta regina,

vantar la libertà ne' teneri anni

quanto, o quanto t'inganni.

(Invano ella si pregia esser astuta

se un consorte sì degno ora rifiuta).

Se il bel fior di verde età

voi godete, o fanciullette,

deh, non siate sdegnosette:

date il bando a crudeltà.

Se un bel seno Amor piagò,

che per voi sospira e piange,

perché amando non si frange

vostro core, io non lo so.

È da voi contrario a fé

il mio genio: se un amante

al mio bel serve costante,

non so a lui negar mercè.

Perché d'un bianco crin guancia rugosa

cinta d'acute spine invan si duole,

quando di gioventù langue la rosa:

non si trova il gioir quando si vuole.

Lindora, approvo i sensi tuoi, ma giusto

fia ch'io goda sul fior degli anni miei

la libertà gradita,

che prigioniera poi

goder più non potrei.

Tu procura gioir ch'a un crin d'argento

Non è facile ognor trovar contento.

Ohimè che sento, o Dio:

così non si facea in tempo mio!