SCENA II
Un cor ch'è libero
da lacci asprissimi
del crudo Amor,
di guardi amabili
e lucidissimi
fugga i splendor:
ch'io sugl'albor di mia gradita età
vuo' pur troppo goder la libertà.
Semplicetta regina,
vantar la libertà ne' teneri anni
quanto, o quanto t'inganni.
(Invano ella si pregia esser astuta
se un consorte sì degno ora rifiuta).
Se il bel fior di verde età
voi godete, o fanciullette,
deh, non siate sdegnosette:
date il bando a crudeltà.
Se un bel seno Amor piagò,
che per voi sospira e piange,
perché amando non si frange
vostro core, io non lo so.
È da voi contrario a fé
il mio genio: se un amante
al mio bel serve costante,
non so a lui negar mercè.
Perché d'un bianco crin guancia rugosa
cinta d'acute spine invan si duole,
quando di gioventù langue la rosa:
non si trova il gioir quando si vuole.
Lindora, approvo i sensi tuoi, ma giusto
fia ch'io goda sul fior degli anni miei
la libertà gradita,
che prigioniera poi
goder più non potrei.
Tu procura gioir ch'a un crin d'argento
Non è facile ognor trovar contento.
Ohimè che sento, o Dio:
così non si facea in tempo mio!