SCENA IV

By Flavio Orsini

Stelle tiranne, e che volete più?

Forse a voi, ah, non bastava

tormi amando libertà,

se la vostra crudeltà

anco il piè non mi legava

in penosa servitù.

I cenni miei, Feraspe,

così dunque trascuri?

Parlasti all'idol mio?

Signor, con piè non tardo

il tutto esposi, e replicò Lucinda

che v'attende ad ognora

e solo a voi s'incolpa la dimora.

Accingetevi,

preparatevi

miei desiri innamorati,

a goder di quei contenti

ch'a momenti

sol per voi serbano i fati.

(Ma la superba Eurinda a me sen viene.)

Umilmente, o Reina,

Filandro a voi s'inchina;

e saria troppo ormai

ch'ai bramati sponsali

del regge mio signore,

vi piegasse ragion se non amore.

Partenope la bella

v'acclama a tutte l'ore,

il mio re vi sospira;

e voi con dura, o Dio, fatal costanza

siete nemica alla commun speranza.

Filandro io ben gradisco

dell'offerte reali i sensi espressi,

ma le vive memorie

del morto genitore

son argini al mio core.

Un regio cor non prende

le leggi dalla sorte.

Ogni petto, ogni cor cede alla morte.

Su pensieri, alla difesa!

Deh, fuggite i crudi strali

di Cupido, che fatali

vibra i dardi a vostra offesa.

Una vita più felice

Chi sol brama di godere

serbi libero il volere,

che a gioir sorte predice

di costanza un'alma accesa.