SCENA IV.

By Luigi Alamanni

Or ch'ei sen'è andato, e' mi bisogna raccor l'alito,

E pensar tutte le cose, e ben poi discorrere.

Perché danar d'altri, che da Simon, trar non si possono;

Et ei, benché non sia de' più astuti che si trovino,

Egli è pur vecchio molto, et ho sentito dire ch'il diavolo

È savio, perché ha vivuto assai; poi sendo avarissimo,

E avvezzo a esser sempre ingannato, tien sempre carica

La balestra contra i nimici; oltra ciò ben conoscemi,

E da me si guarda, sì ch'ei sarà pur malagevole,

Con tutti i disegni nostri, disproveduto corcelo.

Or sia come Dio vuole, l'imprese tentar si convengono.

Io gli dirò ch'ei non bisogna. Non: se ne accorgerebbe subito.

Ch'un mercante vuol fare un partito... nol crederà mai.

Che diavol farò adunque? O Giove, o Venere, o Mercurio!

Io l'ho trovata, io l'ho trovata, e senza dubbio sia tale,

Che il mio vecchio ne arà piacere, e 'l mio padrone Ippolito

Sarà contento, perché arà la sua Flora in dominio;

Et io ne avrò la mia senserìa. Or dunque restami

Di far prima l'accordo col ruffiano, e dar dentro.

Io sento aprir la porta di qui presso: forse Attilio

Esser potrebbe, che mi verrebbe a proposito.

E' non fu esso, ella è Flamminia, et ha in compagnia l'Agata.

Io me ne vo' fuggire, che non mi facessin tempo perdere.