SCENA PRIMA

By Pietro Metastasio

Ma che! sempre l'istesso,

Sesto, a dir mi verrai? So che sedotto

Fu Lentulo da te; che i suoi seguaci

Son pronti già; che il Campidoglio acceso

Darà moto a un tumulto, e sarà il segno

Onde possiate uniti

Tito assalir; che i congiurati avranno

Vermiglio nastro al destro braccio appeso,

Per conoscersi insieme. Io tutto questo

Già mille volte udii: la mia vendetta

Mai non veggo però. S'aspetta forse

Che Tito a Berenice in faccia mia

Offra, d'amore insano,

L'usurpato mio soglio e la sua mano?

Parla! di'! che s'attende?

Oh Dio!

Sospiri?

Intenderti vorrei. Pronto all'impresa

Sempre parti da me; sempre ritorni

Confuso, irresoluto. Onde in te nasce

Questa vicendsa eterna

D'ardire e di viltà?

Vitellia, ascolta:

Ecco, io t'apro il mio cor. Quando mi trovo

Presente a te, non so pensar, non posso

Voler che a voglia tua; rapir mi sento

Tutto nel tuo furor; fremo a' tuoi torti;

Tito mi sembra reo di mille morti.

Quando a lui son presente,

Tito, non ti sdegnar, parmi innocente.

Dunque...

Pria di sgridarmi,

Ch'io ti spieghi il mio stato almen concedi.

Tu vendetta mi chiedi;

Tito vuol fedeltà. Di tua mano

Con l'offerta mi sproni; ei mi raffrena

Co' benefizi suoi. Per te l'amore,

Per lui parla il dover. Se a te ritorno,

Sempre ti trovo in volto

Qualche nuova beltà; se torno a lui,

Sempre gli scopro in seno

Qualche nuova virtù. Vorrei servirti;

Tradirlo non vorrei. Viver non posso,

Se ti perdo, mia vita; e, se t'acquisto,

Vengo in odio a me stesso.

Questo è lo stato mio: agridami adesso.

No, non meriti, ingrato!

L'onor dell'ire mie.

Pensaci, o cara,

Pensaci meglio. Ah! non togliamo, in Tito,

La sua delizia al mondo, il padre a Roma,

L'amico a noi. Fra le memorie antiche

Trova l'egual, se puoi. Fingiti in mente

Eroe più generoso o più clemente.

Parlagli di premiar: poveri a lui

Sembran gli erari sui.

Parlagli di punir: scuse al delitto

Cerca in ognun. Chi all'inesperta ei dona,

Chi alla canuta età. Risparmia in uno

L'onor del sangue illustre; il basso stato

Compatisce nell'altro. Inutil chiama,

Perduto il giorno ei dice,

In cui fatto non ha qualcun felice.

Ma regna.

Ei regna, è ver; ma vuol da noi

Sol tanta servitù quanto impedisca

Di perir di licenza. Ei regna, è vero;

Ma di sì vasto impero,

Tolto l'alloro e l'ostro,

Suo tutto il peso, e tutto il frutto è nostro.

Dunque a vantarmi in faccia

Venisti il mio nemico; e più non pensi

Che questo eroe clemente un soglio usurpa

Del suo tolto al mio padre?

Che m'ingannò, che mi ridusse (e questo

E' il suo fallo maggior) quasi ad amarlo?

E poi, perfido! e poi di nuovo al Tebro

Richiamar Berenice! Una rivale

Avesse scelta almeno

Degna di me fra le beltà di Roma:

Ma, una barbara, o Sesto,

Un'esule antepormi! una regina!

Sai pur che Berenice

Volontaria tornò.

Narra a' fanciulli

Codeste fole. Io so gli antichi amori;

So le lagrime sparse allor che quindi

L'altra volta partì; so come adesso

L'accolse e l'onorò. Chi non lo vede?

Il perfido adora.

Ah! principessa,

Tu sei gelosa.

Io!

Sì.

Gelosa io sono,

Se non soffro un disprezzo?

E pure...

E pure

Non hai cor d'acquistarmi.

Io son..

Tu sei

Sciolto d'ogni promessa. A me non manca

Più degno esecutor dell'odio mio.

Sentimi!

Intesi assai.

Fermati!

Addio.

Ah, Vitellia! ah, mio nume!

Non partir. Dove vai?

Perdonami, ti credo: io m'ingannai.

Tutto, tutto farò. Prescrivi, imponi,

Regola i moti miei:

Tu la mia sorte, il mio destin tu sei.

Prima che il sol tramonti,

Voglio Tito svenato, e voglio...