SCENA QUATTORDICESIMA

By Pietro Metastasio

Posso al fine, o crudele...

Oh Dio! l'ore in querele

Non perdiamo così. Fuggi e conserva

La tua vita e la mia.

Ch'io fugga e lasci

Un amico innocente...

Io dell'amico

La cura prenderò.

No, fin ch'io vegga

Annio in periglio...

A tutti i numi il giuro,

Io lo difenderò.

Ma che ti giova

La fuga mia?

Con la tua fuga è salva

La tua vita, il mio onor. Tu sei perduto,

Se alcun ti scopre, e, se scoperto sei,

Pubblico è il mio segreto.

In questo seno

Sepolto resterà. Nessuno il seppe:

Tacendolo morrò.

Mi fiderei,

Se minor tenerezza

Per Tito in te vedessi. Il suo rigore

Non temo già; la sua clemenza io temo:

Questa ti vincerebbe. Ah! per que' primi

Momenti in cui ti piacqui, ah! per le care

Dolci speranze tue, fuggi, assicura

Il mio timido cor. Tanto facesti:

L'opra compisci. Il più gran dono è questo

Che far mi puoi. Tu non mi rendi meno

Che la pace e l'onor. Sesto, che dici?

Risolvi.

Oh Dio!

Sì, già ti leggo in volto

La pietà che hai di me; conosco i moti

Del tenero tuo cor. Di': m'ingannai?

Sperai troppo da te? Ma parla, o Sesto!

Partirò, fuggirò. (Che incanto è questo!)

Respiro!

Almen tal volta

Quando lungi sarò...