SCENA QUINTA
Serbate, o dèi custodi
Della romana sorte,
In Tito, il giusto, il forte,
L'onor di nostra età.
Voi gl'immortali allori
Su la cesarea chioma,
Voi custodite a Roma
La sua felicità.
Fu vostro un sì gran dono;
Sia lungo il dono vostro;
L'invidii al mondo nostro
Il mondo che verrà.
Serbate, o dèi custodi
Della romana sorte,
In Tito, il giusto, il forte,
L'onor di nostra età.
Del più sublime soglio
L'unico frutto è questo:
Tutto è tormento il resto,
E tutto è servitù.
Che avrei, se ancor perdessi
Le sole ore felici
Che ho nel giovar gli oppressi,
Nel sollevar gli amici,
Nel dispensar tesori
Al merto e alla virtù?