SCENA V

By Flavio Orsini

Amorosa impazienza

a voi, Lucinda mia, spinge il mio piede

quanto forza d'amor move il mio core.

Luci care, i vostri sguardi

son catene al desir mio;

e dovunque io volgo il piede

sempre al sen fisso risiede

l'alto stral del cieco dio.

Se d'Amor nel vasto impero

vi fu mai tra regio tetto

nobil cor di fido amante,

ceda al foco che costante

porto vivo ognor nel petto.

Questa morte, o Filandro,

di lingua innamorata è sol concetto

o d'un animo vil remedio estremo.

Lo sdegno tuo più della morte io temo.

Io che gli affetti tuoi già non rifiuto,

se grata con amore, Amor non pago:

la colpa è del pensier che non è pago.

Perché stabil sia più la mia speranza

vuo' far prova maggior di tua costanza.

Mai non deve l'onestà

di pudica gioventù

porre il core in servitù,

con pretesto di pietà,

di chi adora sua beltà:

nobil dama che cede al primo assalto

ha l'alma vile e non ha sen di smalto.

Deve spesso l'onestà

di pudica gioventù

prestar fede in servitù,

con pretesto di pietà,

di chi adora sua beltà:

la beltà che non cede al primo assalto

ha di diamante il core, il sen di smalto.