SCENA VI.
Egli è mal sicuro con tutte le persone, e massime
Con donne tali dire interamente il disegno suo;
Scuopre il consiglio di altrui, onde sovente assai scandoli
Nascer ne possono; e meglio è lasciarsi spesso vincere
Nelle dispute, che allegar ragioni, che possan nuocere.
Questa buona vecchia ne va all'antica, e seco immaginasi
Che tutte sciocche sien quelle, che fuori il mostrano,
E che le giovani non sappiano i lor casi; e ingannasi,
E le pare ch'io faccia male a trattenere Attilio,
Perché non è molto ricco; e la sciocca non considera,
Che quel che non mi può dare egli, fa ch'un altro mel dona;
Non perch'ei procacci per me, ma perché fuor sapendosi
Ch'io l'amo, e che agli altri son divenuta un poco fantastica,
Vien di me voglia a mille, che chi io fussi non sapevano;
Et io mi fo pregare, e poi quando ben non mi trattano,
Fo vista di tornare a lui, e per mio sprone lo adopero:
Tal che egli è la civetta mia, e gli altri gli uccelli sono,
Che mi empion la pentola; e nelle cose necessarie
Non mi abbandona anch'egli, ma più di consiglio e di opera
Mi servo di lui, che d'altro, e mel trova assai più utile
Che quei che spendon molto; et anco, per confessare il vero,
Con gran diletto più che tutti gli altri il veggio, et amo il suo bene,
Quanto d'un mio fratel farei, e quant'il mio medesimo.
Or lasciami andare a casa, ov'io so che aspettata sono
Da certo vecchio, che non vuole esser visto, e promettemi
Tanto, ch'io meriterò di esser lodata dall'Agata.