SCENA VI

By Melchiorre Cesarotti

O aure, aure leggiere,

Deh scendete dall'alto,

E voi raggi di Luna

Alzate la sua anima.

Pallida pallida

Giace la vergine

Presso la rupe,

Comala non è più.

Come? che dici?

Morì la giovinetta

Speranza del cor mio? Comala, ahi lasso!

Comala sventurata!

Deh col tuo spirto almeno

Volami in braccio, quando

Starò muto e doglioso

Sopra il mio colle erboso,

A te, mio ben, pensando.

Oimè! la voce è spenta

Della bella di Galma cacciatrice;

Né più vedrolla ad inseguir con l'arco

I fugaci cervetti. Ah perché mai

Ho turbato il suo spirto

Con l'infausta novella? Io non previdi

Così atroce sciagura, e sol volea

Con la vana sua doglia

Farle più dolce inaspettata gioia.

Garzon malnato, dal funesto ciglio,

Togliti agli occhi miei, più non vedranti

I miei conviti, né le fere in caccia

Verrai meco a inseguir, né i miei nemici

Più non cadranno dal tuo brando uccisi.

Deh guidatemi, o fidi,

Dove il mio amor riposa.

Ond'io possa vederla

Nel fior di sua beltade,

Pria che in tutto sia spento. Eccola stesa

Pallida pallida

Presso la rupe, e 'l vento

Le scompone i bei crini,

Fischia nell'aria ancora

La corda del suo arco,

Ch'ella cadendo infranse. Orsù, cantori,

Alla di Sarno sventurata figlia

S'alzino i canti, e si consegni al vento

De' nostri colli quell'amabil nome.

Vedi, vedi

Quanti rapidi

Vapor fiammiferi

Che già volano,

E rivolano,

Per accoglierti,

Per avvoglierti,

Bella vergine.

Vedi, vedi

Raggi tremuli

Di Luna candida,

Che sollevano

Il tuo spirito,

E t'inondano,

Ti circondano,

O graziosa vergine,

D'ammanto lucidissimo.

Fuor delle nubi escon dei padri e gli avi

Gli aspetti gravi;

Veggo di Fidala

L'occhio vermiglio, e veggo

Su la diletta figlia

Pender di Sarno le severe ciglia.

Quando vedrassi, o verginella amabile,

La bianca mano dilicata e morbida?

Quando s'udrà la voce tua dolcissima

Più che di venticel soave sibilo?

In traccia andran le fanciullette tenere

Di te, di te, né rinvenir potrannoti.

Solo nei sogni della notte placida

Verrai per consolar gli afflitti spiriti,

E pace porterai, dolcezza, e gaudio.

Si rimarrà quella tua voce armonica

Ne' loro orecchi, e 'l dì pensose, e tacite

Ai dolci sogni correran con l'animo.

Vedi, vedi

Quanti rapidi

Vapor fiammiferi

Che volteggiano.

E gareggiano

Per accoglierti,

Per avvoglierti,

Bella vergine.

Vedi, vedi

Raggi tremuli

Di Luna candida,

Che sollevano

Il tuo spirito;

E t'investono,

Ti rivestono,

O graziosa vergine,

D'ammanto lucidissimo.