SCENA VII
Lindora, io ben sapea
che più fiamme e più amori
han nel tuo cor ricetto,
ma creder non potea
che ad un moro (qual vidi)
tu donassi l'affetto.
Sappi, o regia fanciulla,
che questo cor pari è alla cera istessa
dove ogni forma vi rimane impressa;
e se fiamma servile il sen m'avampa
onde incostante il mio pensier ne vola,
nella fiamma d'Amor non fui già sola.
Già che tanto t'aggrada e il suo sembiante
degne maniere accusa,
per viver più negl'amor tuoi contenta,
va', chiedilo a Filandro in nome mio,
ch'al servigio reale io lo desio.
Di mia vita disponi,
o sublime reina; e a tant'onore
d'uno schiavo fedele
grazie ti rende l'obligato core.
Mai gioir, ah non potea,
o Lindora, il tuo desir,
se fortuna non volgea
lieta fronte al gran martir.
Donne, sperate, ch'in amor si varia
quella sorte che a voi fu già contraria.