SCHERZO ESTEMPORANEO
Regina superba
De' fiori è la rosa,
Regina d'ogn'erba
L'ortica spinosa
Diviene oggidì;
Ché il bel piè di Venere
Se quella piagò,
Il bel cul di Fillide
Or questa ferì.
Cantando ognun dica:
‘Evviva l'ortica
E 'l cul che toccò.’
Fu bianco qual giglio
Quel fior; ma si crede
Che il rese vermiglio
Col sangue del piede
La madre d'Amor.
Così per memoria
Quest'erba immortal
Del cul ch'ebbe a tangere
Ritiene l'odor.
Dell'arabe rive
Le piante native
Non danno l'ugual.
Col dolce suo canto
Destando ne' cuori
Un nobile incanto,
Fra ninfe e pastori
Sedea Fille un dì.
Poi tacque e a nascondere
Nel bosco s'andò,
Le gonne dal margine
Sul fianco riunì,
E quel che si mangia
In ciò che si cangia
A luce tornò.
La ninfa gentile
Due scogli ha di neve,
Che come è suo stile
Da macchia ancor lieve
Suol netti serbar.
Ricerca, ma inutile,
Con che si forbir,
Né vuol così sordida
Frattanto restar.
Ond'ella raccoglie
A ciò varie foglie
Per farle servir.
La rosa vermiglia,
Il bel gelsomino,
La vaga giunchiglia
Del nobil destino
Gelosi ne fur.
D'invidia il cocomero
Diviene maggior,
La rapa ed il ravano
S'accrebbero pur.
La fava ed il gionco,
Il palo e ogni tronco
Bramò quell'onor.
Ma Fille fra tante
Di fiori e di foglie
Degnissime piante
Incauta raccoglie
L'ortica crudel.
E dove stropiccia
S'accende un ardor,
Per cui se n'arriccia
Il prossimo pel,
E grida: ‘Un cotale
Prurito mortale
Non diedesi ancor.’
Ai noti clamori
Lasciar la capanna
Le ninfe e i pastori,
E ognuno s'affanna
A chieder che fu.
Il caso non solito
La bella narrò,
Il culo ad un albero
Strisciando su e giù.
Quel fatto curioso,
Quell'atto grazioso
Quai risa destò!
Allora un bifolco
Propose alla bella
Che debba in un solco
D'erbetta novella
La parte fregar.
Qual vista piacevole
Vederla infuriata,
Sospesa su i gomiti
Il culo a girar!
‘Oh erbette felici!’
A Fille gli amici
Gridavano allor.
E Tirsi suo nume,
Su l'Istro adorato,
Dal dolce costume
Di Fille allettato,
Sì mesto ne fu,
Poiché refrigerio
La bella trovò,
Esclama con giubilo:
‘Pastori, via su,
Cantando ognun dica:
«Evviva l'ortica
E 'l cul che toccò!»’