SCHERZO ESTEMPORANEO

By Pietro Metastasio

Regina superba

De' fiori è la rosa,

Regina d'ogn'erba

L'ortica spinosa

Diviene oggidì;

Ché il bel piè di Venere

Se quella piagò,

Il bel cul di Fillide

Or questa ferì.

Cantando ognun dica:

‘Evviva l'ortica

E 'l cul che toccò.’

Fu bianco qual giglio

Quel fior; ma si crede

Che il rese vermiglio

Col sangue del piede

La madre d'Amor.

Così per memoria

Quest'erba immortal

Del cul ch'ebbe a tangere

Ritiene l'odor.

Dell'arabe rive

Le piante native

Non danno l'ugual.

Col dolce suo canto

Destando ne' cuori

Un nobile incanto,

Fra ninfe e pastori

Sedea Fille un dì.

Poi tacque e a nascondere

Nel bosco s'andò,

Le gonne dal margine

Sul fianco riunì,

E quel che si mangia

In ciò che si cangia

A luce tornò.

La ninfa gentile

Due scogli ha di neve,

Che come è suo stile

Da macchia ancor lieve

Suol netti serbar.

Ricerca, ma inutile,

Con che si forbir,

Né vuol così sordida

Frattanto restar.

Ond'ella raccoglie

A ciò varie foglie

Per farle servir.

La rosa vermiglia,

Il bel gelsomino,

La vaga giunchiglia

Del nobil destino

Gelosi ne fur.

D'invidia il cocomero

Diviene maggior,

La rapa ed il ravano

S'accrebbero pur.

La fava ed il gionco,

Il palo e ogni tronco

Bramò quell'onor.

Ma Fille fra tante

Di fiori e di foglie

Degnissime piante

Incauta raccoglie

L'ortica crudel.

E dove stropiccia

S'accende un ardor,

Per cui se n'arriccia

Il prossimo pel,

E grida: ‘Un cotale

Prurito mortale

Non diedesi ancor.’

Ai noti clamori

Lasciar la capanna

Le ninfe e i pastori,

E ognuno s'affanna

A chieder che fu.

Il caso non solito

La bella narrò,

Il culo ad un albero

Strisciando su e giù.

Quel fatto curioso,

Quell'atto grazioso

Quai risa destò!

Allora un bifolco

Propose alla bella

Che debba in un solco

D'erbetta novella

La parte fregar.

Qual vista piacevole

Vederla infuriata,

Sospesa su i gomiti

Il culo a girar!

‘Oh erbette felici!’

A Fille gli amici

Gridavano allor.

E Tirsi suo nume,

Su l'Istro adorato,

Dal dolce costume

Di Fille allettato,

Sì mesto ne fu,

Poiché refrigerio

La bella trovò,

Esclama con giubilo:

‘Pastori, via su,

Cantando ognun dica:

«Evviva l'ortica

E 'l cul che toccò!»’