Seconda redazione del finale
Dov'è somma bellezza e crudeltate
è viva morte; pur mi riconforto:
non dee sempre durar la tua beltate.
L'altra mattina in un mio piccolo orto
andavo, e 'l sol surgente co' sua rai
apparia già, non ch'io 'l vedessi scorto.
Sonvi piantati drento alcun' rosai,
a' quai rivolsi le mie vaghe ciglie,
per quel che visto non avevo mai.
Eranvi rose candide e vermiglie:
alcuna a foglia a foglia al sol si spiega,
stretta prima, poi par s'apra e scompiglie;
altra più giovinetta si dislega
a pena dalla boccia; eravi ancora
chi le sue chiuse foglie all'aer niega;
altra, cadendo, a piè il terreno infiora.
Così le vidi nascere e morire
e passar lor vaghezza in men d'un'ora.
Quando languenti e pallide vidi ire
le foglie a terra, allor mi venne a mente
che vana cosa è il giovenil fiorire:
nostro solo è quel che è presente,
né 'l passato è più, e l'altro è ancor niente.
Cogli la rosa, o ninfa, or ch'è bel tempo».