SECONDO DIALOGO FRA GRANCHIO E VENTOLA

By Giuseppe Giusti

Eccellenza, che diamine!

ora che sono andate

le cose a meraviglia

e che n'hanno toccate

quelli che si pensavano

d'avere il mondo in mano,

la veggo malinconico?

Come! Vi pare strano?

Ma davvero! Stranissimo.

O che non era questo

il desiderio, l'unico

voto dell'uomo onesto

di vedere...

dell'armi imperiali

tutti i castelli in aria

di questi liberali?

Tutti? Non tutti.

Oh caspita,

dia tempo al tempo.

Amico,

il tempo è un gran tempaccio:

so io quello che dico.

Ma come, coll'esercito

piemontese distrutto,

con i Tedeschi a Modena,

a Milano e per tutto,

con dugento mil'uomini

là fermi in Lombardia,

con altrettanti in Austria

lì lì per venir via,

se la s'ostina a piangere,

piange di gamba sana.

Siano un po' dove vogliono,

ma non sono in Toscana.

Ci verranno.

Illudetevi

voi, se volete, io no.

Verranno, la non dubiti.

Non verranno e lo so.

Lo sa?

Lo so. Tenetelo

per fermo.

Non rifiato.

Credetelo. Non vengono.

Sarebbe un gran peccato.

Oh grande! Imperdonabile;

tale, via, v'assicuro,

da fare ai galantuomini

dar la testa nel muro.

Ma come mai?

Lasciatemi

stare, per carità.

I più savi ammattiscono.

È una gran verità.

E io, bestia, che subito,

appena ebbi la nuova,

rifeci il cortinaggio

al letto dell'alcova,

rifornii di mobilia

la mia camera stessa,

cercai che fosse in regola

la stalla e la rimessa,

provvidi pipe, sigari,

paste, frutta candite,

roba in guazzo, bottiglie

di rum e d'acquavite,

cucina

dissi di stare all'ordine

fino alla Caterina,

sperando di certissimo

che mi fosse toccato

l'onore invidiabile

d'alloggiare un croato.

Pazienza!

Ma che dicono

quelli di su?

Di su?

Via, di Palazzo Vecchio.

Di su? Dite di giù.

Perché di giù?

Sor Ventola,

la non faccia l'indiano.

Che non le sa le fisime

del Governo Toscano?

In Toscana il parletico

ha sempre il vento in poppa,

e tutto si rimedia

col mettere una toppa.

Toppe il popolo?

Toppe. Beati noi.

I ministri, le Camere...

toppe e ritoppe poi.

E a suon di toppe

ci godrem tra pochino

il nobile spettacolo

d'uno stato arlecchino.

Ma sa che mi fa ridere?

Ah ridete, ridete:

le son cose da piangere!

Mi disse bene un prete.