Selva II

By Lorenzo de' Medici

O dolce servitù che liberasti

el cor d'ogni servizio basso e vile,

quando a sì bel servizio me obbligasti

sciogliesti il cor da cento cure umìle.

O bella man, quando oggi mi legasti,

tu mi facesti libero e gentile.

Che benedetti sieno e primi nodi,

Amor, che mi legasti in tanti modi.

O dolce e bel signore, in cui s'aduna

beltade e gentilezza tal, che eccede

ogni altra in altri, e poi tra lor ciascuna

il primo grado in la mia donna chiede,

quanto è dolce e beata la fortuna,

che servo a sì gentil signor mi diede

e servo più che alcun libero e degno,

servendo a tale, il cui servire è regno!

Così, se l'una e l'altra ripa frena,

el fiume lieto il lento corso serva,

suave agli occhi l'onda chiara mena

e pesci nel queto alveo conserva;

di vaghi fior' la verde ripa piena

bagna, e così par lietamente serva;

sta nel cieco antro, indi preme e distilla

con dolce mormorio l'onda tranquilla.

Ma, se leva del sol la luce a noi,

piovendo, un nimbo tempestoso e spesso,

a poco a poco il vedi gonfiar poi,

tanto che alfin non cape più se stesso,

e le fatiche de' già stanchi buoi

e selve trarre e pinger sassi in esso:

l'erbosa ripa in mezzo e 'l curvo ponte

resta, e torbido lago è 'l chiaro fonte.

Allor che un venticel suave spira

con dolce legge, e fiori a terra piega,

e scherzando con essi intorno gira,

talor gli annoda, or scioglie, or gli rilega;

le biade impregna, ondeggia alta e s'adira

l'erba vicina alla futura sega;

suave suon la giovinetta frasca

rende, né pure un fiore a terra casca.

Ma se dà libertà dalla spelunca

Eolo a' venti tempestosi e feri,

non solamente e verdi rami trunca,

ma vanno a terra e vecchi pini interi,

e miser' legni con la prora adunca

minaccia il mare irato e par disperi;

l'aria di folte nebbie prende un velo;

così si duol la terra, il mare e 'l cielo.

Poca favilla, dalla pietra scossa,

nutrita in foglie e in picciol' rami secchi,

scalda, e, dal vento rapido percossa,

arde gli sterpi pria, virgulti e stecchi;

poi, vicina alla selva folta e grossa,

le querce incende e roveri alti e vecchi;

cruda inimica al bosco l'ira adempie,

fumo e faville e stran' stridor' l'aria empie.

L'ombrose case in fiamme e i dolci nidi

vanno e l'antiche alte silvestre stalle,

né fera alcuna al bosco par si fidi,

ma spaventata al foco dà le spalle;

émpieno il ciel diversi mughi e stridi,

percossa rende il suon l'opaca valle;

l'incauto pastor, cui s'è fuggito

il foco, piange attonito e invilito.

Benigna legge all'acqua ha il termin posto

che non lo passi e la terra ricuopra;

in mezzo del gran corpo è 'l centro ascosto,

grave e contrario al foco, che è di sopra;

diverse cose un tutto hanno composto,

tra lor contrarie fan conforme l'opra.

Ordina e muove il ciel benigna legge;

dolce catena il tutto lega e regge.

Dolce e bella catena al collo misse

quel lieto dì la dilicata mano,

che aperse il petto e drento al core scrisse

quel nome, e sculse il bel sembiante umano.

Da poi sempre mirâr le luci fisse

sì begli occhi, ch'ogni altro obietto è vano.

Quest'unica bellezza or sol contenta

la vista, pria in mille cose intenta:

non ornate di fronde apriche valli,

non chiaro rivo che l'erbetta bagni

di color' pitta bianchi, rossi e gialli,

non città grande o edifizi magni,

ludi feri, stran' giuochi, o molli balli,

non legni in mar che Zefiro acompagni,

non vaghi uccei, nuovi animali o mostri,

non sculta pietra, òr, gemme agli occhi nostri.

In queste cose senza legge alcuna

givan gli occhi cercando la lor pace

ascosa, e non sapevano in questa una

che, conosciuta, poi tanto a lor piace.

Occultamente mia lieta fortuna

conduceva il disio che nel cor giace:

condotto era il mio core, e non sapeva,

a riveder chi già veduto aveva.

Quel giorno adunque che nel cor dipinse

quella amorosa man l'imagin bella,

con volontario fren gli occhi costrinse

lei sol mirar, non questa cosa o quella;

mille vari pensieri in un ristrinse,

né poi la lingua mia d'altro favella,

né cercon altro gli amorosi passi:

con lei sempre il mio cor legato stassi.

Legato sta nel gran tempio di Iano

con mille e mille nodi il fer Furore;

cerca disciôrsi l'una e l'altra mano,

freme di sangue tinto e pien d'orrore.

Cerber nel basso regno cieco e vano

latrando all'ombre triste dà terrore;

stretto da tre catene, par che ira aggia,

rabbia, schiuma, venen da' denti caggia.

Non già così la mia bella catena:

stringe il mio cor gentil pien di dolcezza;

di tre nodi composta, lieto il mena:

con le sue mani el primo fe' Bellezza,

la Pietà l'altro per sì dolce pena,

e l'altro Amor, né tempo alcun gli spezza;

la bella mano insieme poi gli strinse

e di sì dolce laccio il core avinse.

Mostrommi Amor quel benedetto giorno

più che mai belle le luci serene,

le Grazie tutte alla mia donna intorno;

né usò per rilegarmi altre catene.

Qual maraviglia è se a me non torno?

o qual disio si fugge dal suo bene?

Somma Bellezza, Amor, dolce Clemenzia,

al cor fan volontaria violenzia.

Quando tessuta fu questa catena,

l'aria, la terra e 'l ciel lieto concorse;

l'aria non fu già mai tanto serena,

né il sol già mai sì bella luce porse;

di fronde giovinette e di fior' piena

la terra lieta, ove un chiar rivo corse;

Ciprigna in grembo al padre il dì si mise,

lieta mirò dal ciel quel loco, e rise.

Dal divin capo ed amoroso seno

prese con ambo man' rose diverse,

e le sparse nel ciel queto e sereno:

di questi fior' la mia donna coperse.

Giove benigno, di letizia pieno,

gli umani orecchi quel bel giorno aperse

a sentir la celeste melodia,

che in canti, ritmi e suon' dal ciel venìa.

Movevan belle donne al suono e piedi

ballando, d'uno amor gentile accese;

l'amante apresso la sua donna vedi,

le disiate mani insieme prese,

sguardi, cenni, sospir', d'amor rimedi,

breve parole e sol tra loro intense,

dalla donna cascati e fior' ricôrre,

baciati pria, in testa e in sen riporre.

In mezzo a tante cose grate e belle

la mia donna bellissima e gentile,

vincendo l'altre, ornava tutte quelle

in una vesta candida e sottile;

parlando in nuove e tacite favelle

con li occhi al cor, quando la bocca sile,

«Vientene - disse - a me, caro cor mio:

qui è la pace d'ogni tuo disio».

Questa suave voce el petto aperse

e a partirse il cor lieto costrinse;

la bella mano incontro se li offerse

a mezza via, e dolcemente el strinse;

pria rozzo, in gentilezza lo converse,

poi quel bel nome e 'l volto vi dipinse:

così ornato e di sì belle cose,

nel petto alla mia donna lo nascose.

Quivi si sta, indi non può partire;

non può partir, perché poter non vuole:

più dolce obietto el suo alto disire

né ha né puote aver, però non vuole;

lui a sé stesso è legge, lui servire

a questa gentil legge elegge e vuole;

con le sue man' lui stesso ha fatto e lacci,

né vuol poter voler che altri li piacci.

Miri chi vuol, diverse cose miri

e vari obietti agli occhi ognor rinuovi,

se avvien che ora uno e poi un altro il tiri,

non par vera bellezza in alcun truovi,

ma, come avida pecchia e vaga, giri

cercando per nutrirsi ognor fior' nuovi;

né muteria sì spesso il lento volo

se quel ch'è in molti fior' fussi in un solo.

Nel primo tempo che Amor gli occhi aperse,

questa beltade innanzi al disio pose,

e poi che, come è bella, me la offerse,

ridendo, lasso, agli occhi la nascose.

Con quanti pianti bellezze diverse

poi cercâr, quanto tempo, in quante cose!

Talor vedevan pur l'afflitte ciglia

cosa la qual questa beltà simiglia.

Allor, sì come can bramoso in caccia

tra le fronde trovar l'occulta fera,

se vede terra impressa dalla traccia,

conosce al segno che indi passata era,

perché la simiglianza par che faccia

certo argumento alla bellezza vera,

così, cercando questa cosa e quella,

Amor mostrommi alfin mia donna bella.

Disson gli occhi allor lieti al cor mio: «Questa

è quella che mostrò la prima volta

Amor, da noi sol desiata e chiesta,

mostra e renduta poi che ci fu tolta.

La sua vera dolcezza manifesta

quanta grazia e virtute abbi raccolta.

In molte non trovammo mai questa una

che sola in sé ogni bellezza aduna».

Anzi sempre si truova in ogni parte

che ciò che agli occhi è bel da questa viene.

Varie bellezze in varie cose sparte

dà al mondo el fonte vivo d'ogni bene,

e quel che mostron l'altre cose in parte,

in lui tutto e perfetto si contiene;

e se la simiglianza agli occhi piace,

quanto è qui più perfetta ogni lor pace!

Contrarie voce fanno un suon suave,

e diversi color' bellezza nuova;

piace la voce acuta per la grave;

nel negro el bianco la sua grazia truova.

Mirabilmente l'alta bellezza have

fatto che l'un nimico all'altro giova,

l'alta bellezza, che ogni cor disia

ed io sol veggo nella donna mia.

Questa sol bramo, e le mie luci ardenti

non fanno in altra cosa alcun soggiorno;

e come gli beati spirti intenti

stanno alla santa faccia sempre intorno,

né posson le celesti pure menti

altro mirar, ché ogni altro è manco adorno,

così quel primo tempo e quel bel luogo

al collo misse un simil dolce giogo.

Sento il mio cor, nell'amoroso petto

di mia donna gentil, che cantar vuole

e, nel laudar quel tempo benedetto,

usar la bella bocca (come suole)

della mia donna a così grato effetto,

dolce istrumento al canto, alle parole.

Non può tenersi il cor lieto e felice:

così cantando in la sua bocca dice:

«O benedetto giorno,

giorno che fusti el primo agli occhi nostri,

che con la luce vera

ogni ombra cacci, e che fussi ombra mostri!

Ombra invisibile era

che agli occhi nostri sempre era d'intorno;

e pur questa vedièno,

e il lume alto e sereno

non potevan vedere, o occhi tristi!

O per me fortunato

tempo, che gli occhi a sì bel sol m'apristi!

Forse ch'io parrò ingrato,

tempo dolce, se viene

da te ogni mio bene,

se il cor per te felice or sol disia

che senza tempo alcun questo ben sia».