SIGNOR MIO, SIGNOR MIO...

By Giuseppe Giusti

Signor mio, Signor mio, sento il dovere

di ringraziarvi a fin di malattia,

per avermi lasciato tuttavia

della vita al difficile mestiere.

Se sia la meglio andare o rimanere,

io non lo so, per non vi dir bugia:

voi lo sapete bene, e così sia:

accetto, vi ringrazio, e ci ho piacere.

Che se mi tocca a star qui confinato

perché il polmone non mi si raffreschi,

ci sto tranquillo e ci sto rassegnato.

Io faccende non ho, non ho ripeschi;

non sono un oste o un ministro di Stato,

che mi dispiaccia il non veder Tedeschi.