Sonetto 157

By Benedetto Gareth

Barol ti tien, di Thermule o gran duca,

Di perigliosi affanni in tanta mole,

Che, contra 'l ben comune erra, chi vuole

Parlarti d'opra fragile et caduca.

Io, benché affetto a scriver mi conduca,

Non però spargo in van le mie parole;

Voltesi il fato et varie, come suole,

Ch'al mondo il nome tuo conven, che luca.

Veramente Giunone è la fortuna

Contra Hercole et Enea, vera noverca

Di quei, che 'l ciel per sé creär si volle.

Ma l'ardente vertù fatica alcuna

Non fogge, né recusa, anzi la cerca;

Onde la gloria tua nel ciel s'extolle.