Sonetto 206

By Benedetto Gareth

Michele, a cui le Muse il dolce accento,

La dolce lyra diero e 'l dolce canto,

Onde tra più soävi il pregio e 'l vanto,

Et di dolce acquistasti il cognomento;

Deh, non ti consumar sempre in lamento!:

Le lagrime abondanti affrena alquanto;

Ché ritornar non può per molto pianto

Colui, che ti fu rapto in un momento.

Rende 'l tuo canto a la bella marina,

De le Sirene albergo ameno et lieto,

Templo sacrato a la Musa divina.

Pausilipo t'invita e 'l tuo Sebeto,

La Platamonia fresca et Mergillina,

Sotto odorati citri e 'l bel laureto.