Sonetto 38

By Benedetto Gareth

Di martìr in martìr, di pena in pena

Mi volge Amore et l'invida fortuna,

Seguendo lo splendor di quella Luna,

Che dietro al mio morir cieco mi mena.

Et benché de disdegno et d'ira piena

La veggia sempre et de pietà digiuna,

Non li toglie il corruccio parte alcuna

Di sua beltà, ch'ognihora è più serena.

Et se pur mostra lieta sua figura,

Misero et infelice chi la mira,

Ché di tal luce aspetta vita oscura.

Ma più misero è quel che s'assicura

Di posserla affrontar, quando s'adira,

Ché muor non più d'amor, che di paura.