Sonetto 46
Del vostro sdegno altero, aspro et damnoso,
De l'odio, de l'orgoglio et de l'oblio,
Di tant'amor contento hor più son io,
Che di quel ben che desïar non oso.
Ch'io son sì stanco homai de l'angoscioso
Sospirar, lamentare et pianger mio,
Che di voi guidardon più non desio,
Anzi nel desperar prendo riposo.
Né desidero già che 'l fato adverso
Mi si dimostre con benigno sguardo,
Ch'io son dal proprio ben fatto diverso.
Più lieto son, quanto più fervido ardo,
Il morire in natura è già converso,
Et al mio male ogni soccorso è tardo.