Sonetto 5

By Benedetto Gareth

Benché la turba errante hor non estime

Il molle ingegno mio, non me n'adiro;

Né dal mio canto in dietro io mi retiro,

Le pene rimembrando ultime et prime.

Ove 'l pensier mi leva alto et sublime

Insino al primo ciel volando io giro;

Di là si muove il suon del mio sospiro

Con queste dolci et amorose rime.

Et son secur, che quanto io canto e scrivo

Di quel mio chiaro et lucido pianeta

Vivrà, quand'io sarò di vita privo.

So che poi dal mio fin sarà quieta

L'invidia, che si pasce hor in me vivo;

Et havrà Barcellona il suo poeta.