SONETTO CCCCLIII.
Signor mio caro, ogni pensier mi tira
A ricovrare il mio nuovo tesoro,
Ch'io lasciai per seguirlo ogni lavoro
Sì che 'l cor lasso altrove non respira.
Felice l'alma che per lui sospira,
Anzi trionfa ornata dell'alloro,
Che col cor veggio e colla lingua onoro
Per quel dolce disio, ch'Amor m'inspira.
Altro schermo non truovo che mi scampi
Contro i fastidi, onde la vita è piena,
Se non lor vista angelica e serena.
O poggi, o valli, o fiumi, o selve, o campi,
Ov'ancor per usanza Amor mi mena,
Di fuor si legge, com'io dentro avvampi.