SONETTO CCCCLXXVI.

By Benedetto Varchi

L'arbor, le cui radici entro al cor celo,

Venti e sette anni al sole ed agli algori

Ha virtù dei più duri e freddi cori

Lo smalto intenerire, ardere il gielo,

Io ch'or son cera e foco al bianco pelo,

Ferro era e ghiaccio a' miei tempi migliori,

E pur tra faggi, abeti, ontani, allori

Tal arsi ed alsi ch'ancor flagro e gielo.

Più vi dirò, Vecchietto mio, che dianzi

Sì m'è dolce avvampar d'onesta fiamma,

Nuova esca e solfo a focil nuovo fui.

Né sol Carin dopo il gran Lauro, anzi

Chiunque avrà di vero valor dramma,

Sarà mio donno, e m'arderà con vui.