SONETTO CCCCXXVIII.
Nape è sol la cagion, ch'esangue e scarno
Tutti ricerco ognor questi e quei lidi,
Empiendo i boschi d'amorosi stridi,
Mentre seguendo lei mi struggo e scarno. —
Vezzoso, Carin mio, tu cerchi indarno,
Se ritrovarla in queste selve fidi;
Io stesso con questi occhi andar la vidi,
Levando il sol, questa mattina oltr'Arno. —
Or tu, che fai con questa falce intorno
A questo verde giovinetto alloro,
Così soletto nel bel mezzo giorno? —
Leggio e 'l saprai: Questo arboscello adorno,
Che col cor veggio e colla lingua onoro,
Ristoro è sol d'ogni mio danno e scorno.