SONETTO CCCCXXXII.
Vedi, Carin, che fuor di quella siepe
Fiso statti a mirar verde ramarro,
Né io, perch'a ragion ti mira, il garro,
Anzi tempo da noi si fugga e 'nsiepe:
Ma, se d'amor tuo core arde e non tepe,
Lieta novella, Carin mio, ti narro:
Oggi colla tua Nape il giorno inarro,
Cui di te mai nell'alma obblio non repe;
Nel quale al festo dì convenir debbia
Colle compagne sue, quando al lor divo
Giusto rendranno i sacerdoti onore.
Or prega tu, che pioggia o vento o nebbia
Non la ritenga e non cresca maggiore,
Ch'a guazzo trapassar possasi il rivo.