SONETTO CCCCXXXIII.
Fuggiam, saggio Damon, che tra quella erba
Suole spesso abitar candida biscia,
Ch'alla sferza del Sol s'infoca e liscia,
E con tre lingue fischia alta e superba.
Vedila là, ch'ella si fugge e inerba
Fra cespo e cespo, e via sguizzando striscia,
Lunga dietro di sé lasciando striscia,
Che segnata da lei la polve serba.
Non temer, Carin mio, ch'aperto segno
Ne mostra il ciel, ch'a glorïoso fine
I tuoi n'andranno e i miei cortesi ardori.
Già sono io teco, e tu, se quelle spine
Nol vietan, veder puoi l'alto sostegno,
Nape, della tua vita apparir fuori.