SONETTO CCCLXXXVIII.
Se voi sapete, signor mio, che 'l volto
E 'l dolce vostro ragionar somiglia
L'idolo mio, ch'ogn'altra meraviglia
Vince, e ad ogni pregio il vanto ha tolto;
Sapete ancor, perché mai sempre volto
In lui bramoso il cor tengo e le ciglia,
Ed ond'è, ch'or con bianca, or con vermiglia
Fronte fiso vi miro e 'ntento ascolto.
Ben fate voi cortesia grande, ed alta
Pietà con gl'occhi e con la voce allora,
Che doppio amor con doppio stral m'assalta.
Oh! vincesse egli almen, ch'a doppio fora
Beato il cor, che intenerisce e smalta
L'arbor ch'adorna il mondo e 'l cielo onora.