SONETTO CCCVI.

By Benedetto Varchi

Ben sete voi d'alta bontate e senno

Raro, Donato signor mio, che quelle

Opre, che 'l vostro tante e così belle

Gran Siniscalco e gl'altri avoli fenno,

Rendete al mondo, o quanto a lor già dienno

Con faticoso studio amiche stelle,

Oggi a noi date, onde si rinnovelle

Quella fama e virtù ch'io solo accenno.

Che se fosse d'acciaio la lingua mia,

Donde voi 'l nome avete e 'l petto ancora

Contra fortuna, non però porrìa

Dir quanto l'Arno in voi sé stesso esalta;

E ben felice sovra gl'altri fora,

Se non cangiaste mai Fiorenza a Malta.