SONETTO CCCXLV.

By Benedetto Varchi

Donna, che infin dall'alto e ricco Ibero,

Non curando il tuo vago e bel Sebeto,

Per far l'Arno di te superbo e lieto

Movesti, anzi a bear questo emispero;

Paura di scemar troppo del vero

Fa, ch'io tengo entro il cor chiuso e segreto

Quel, che molti anni già tacito e cheto

Cantando vo del valor vostro altero:

Beltate oltra misura e singolare

Splendor di sangue illustre ed altrettali

Doti e tante, che son sì rade al mondo,

A voi, ver gl'altri ben veri immortali,

Son quasi nulla, e sol per altrui care:

Tanto vi gira il ciel largo e secondo.